L’avvocato dei familiari del 42enne polemizza: "Si va oltre il buon senso"

L’avvocato dei familiari del 42enne polemizza: "Si va oltre il buon senso"

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Mentre in Questura si è conclusa l’estrazione dei metadati dal cellulare di uno dei due poliziotti che hanno contenuto Abderrahim Fakir nel giorno della sua morte al Pilastro, l’avvocato Fabio Anselmo è un fiume in piena: "Cosa vorrebbe dimostrare questo video? Logicamente, non capisco a cosa possa servire". Il riferimento del legale è al filmato lungo 28 secondi, nei quali viene ripreso il 42enne steso a terra, da solo, prima dell’ammanettamento, mentre grida frasi sconnesse ed emergenziali: "Aiutami, lasciami".
Materiale che è poi finito sotto la lente della Procura, assieme a tanto altro materiale video, che ha così convocato l’agente (insieme al collega è annotato nell’inchiesta a modello 45-bis per omicidio colposo ed entrambi sono difesi dall’avvocato Gabriele Bordoni), il quale aveva girato il video con il suo smartphone personale. L’estrazione è stata completata e Anselmo, che assiste la famiglia del 42enne deceduto in via Svevo, è netto: "Cosa significa quel video?", si chiede l’avvocato. Considerando che, nei suoi ultimi attimi di vita, Fakir "ha chiesto aiuto più volte. E nel video finale, degli ultimi sei minuti in cui muore soffocato, chiede di poter respirare", sempre "invocando aiuto".
Per questo motivo, prosegue il legale, "mi rifiuto di pensare che si voglia proporre un’idea nell’ambito della quale gli agenti si siano fatti ingannare da quella invocazione d’aiuto", espressa in "tutt’altre circostanze e in un luogo diverso". Ma soprattutto "senza alcun pericolo per la sua salute, perché era da solo e disteso". Dunque, "se non si trattasse di una tragedia, se non fosse morto un uomo, staremmo rasentando il ridicolo".
La domanda quindi, che sorge spontanea ad Anselmo, è la seguente: "Dov’è la novità di quel video? Se Fakir ha chiesto aiuto due ore prima, mentre era da solo, in una situazione di difficoltà psicologica e psichiatrica, se mi sì vuol dire che quelle grida di aiuto sono assimilabili a quelle soffocate in cui avviene il mantenimento, in cui chiede aiuto e dice di non riuscire a respirare, stiamo andando oltre il buon senso". Per Anselmo, questo "tentativo di interpretazione rappresenta la consapevolezza di una grave situazione di debolezza processuale". Intanto, si attende la riunione dei periti sull’autopsia, che potrebbe essere venerdì 2 ottobre.
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