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Fakir, istruttoria del Viminale. Il presidio non concordato con Questura e Prefettura

July 23, 2026

Spunta un nuovo elemento nella vicenda partita con la morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, domenica al Pilastro, e proseguita con la notte di guerriglia tra lunedì e martedi, dopo il presidio in piazza Nettuno indetto dal sindaco Matteo Lepore: come rivelato dall’edizione online de il Resto del Carlino, il Viminale ha avviato una istruttoria sulle modalità di organizzazione della manifestazione convocata dall’Amministrazione sotto al Gigante.

L’evento davanti a Salaborsa non era stato concordata con le autorità prima dell’invio di una nota stampa partita domenica sera. Senza, dunque, la presentazione di qualche formale preavviso scritto in Questura. Le forze dell’ordine hanno così appreso del presidio in piazza del Nettuno dai siti degli organi di informazione che hanno pubblicato il comunicato sulla decisione dell’Amministrazione, come confermato anche da Palazzo d’Accursio in una nota arrivata ieri pomeriggio, dove si precisa di non avere avuto "alcuna richiesta di annullamento del presidio" né nelle interlocuzioni telefoniche di lunedì mattina, né durante il tavolo tecnico ad hoc, né in sede di comitato per l’ordine pubblico.

Secondo quanto emerge e viene confermato anche dall’Ansa con un take delle 19.33 ieri sera, non è stato presentato alcun preavviso formale. Così il Viminale ha fatto partite l’istruttoria per verificare le circostanze della convocazione dell’assemblea.

Dopo la tragedia intorno all’ora di pranzo di domenica, infatti, il Comune aveva fatto due comunicazioni rivolte tuttavia alla stampa: una prima dichiarazione di Lepore – insieme con Michele de Pascale, presidente regionale dell’Emilia-Romagna – nel pomeriggio, una seconda alle 20.16 di domenica con l’annuncio della manifestazione il giorno successivo. Poi era arrivata anche un’altra comunicazione, in cui l’Amministrazione spiegava l’assenza di qualsiasi tipo di palco al presidio in piazza Nettuno per Fakir, così come di "qualsiasi intervento politico". Lunedì alle 19 davanti al Sacrario dei partigiani a prendere parola è stata soltanto la famiglia Fakir. La sorella Khadija, visto il momento, aveva addirittura accusato un malore, che ha richiesto l’intervento di un’ambulanza e del personale del 118. Poi a intervenire era stata Yossra, nipote di Abderrahim, che ha chiesto più volte "verità e giustizia" per lo zio, zittendo anche i numerosi contestatori arrivati in piazza con striscioni e cartelli. Infine, il corteo si era spostato sotto la Prefettura in piazza Roosevelt, dove dopo le 20 sono partiti i primi scontri sfociati in una notte di devasto, che ha portato a un bilancio di 64 agenti feriti – con prognosi anche di 35 giorni –, tre auto bruciate, scritte violente su muri e vetrine e un’altra grande mole di danni.

Sul caso interviene Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: "Ma il sindaco ci è o ci fa? – attacca il meloniano –. Sentite l’ultima, che è surreale anche solo a raccontarla. Chiunque voglia fare una manifestazione deve prima mandare la comunicazione alla Questura, la Questura dice se ci sono problemi oppure no, e poi la manifestazione eventualmente si fa. Cosa fa il Comune? Prima indice la manifestazione: comunicati stampa, ci troviamo in piazza, verità e giustizia, e poi manda due messaggini al Questore e dice ‘Guarda che noi facciamo sta roba’. E adesso cosa fa il sindaco? Si lamenta perché la Questura non gli ha detto di non farla. Ma che cosa doveva dire il Questore: ‘No è forse meglio che l’annulli’?. E a quel punto gli amichetti dei centri sociali, che hanno devastato Bologna, cosa avrebbero fatto? Avrebbero detto: ’Ah no fermi, la Questura ha detto che non si può, mettiamo via caschi integrali, bastoni, spranghe, bombe carta, la facciamo la prossima volta’. Probabilmente, se avessero annullato la manifestazione, sarebbe stato peggio".