Elephants

Famiglia nel bosco, la delusione di Nathan e Cate: «Speravamo di riavere i nostri figli subito»

September 2, 2026

«Siamo dispiaciuti, speravamo di poter vedere i bambini riuniti nella famiglia, alla luce di tutti i riscontri positivi, ma sarà molto lento». Nathan e Catherine, i genitori della famiglia nel bosco, raccontano così la delusione per la decisione assunta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila in relazione ai loro tre bambini. Una decisione conosciuta già dalla serata di lunedì dopo aver sperato per settimane in un ricongiungimento molto più rapido. La delusione e il dispiacere però sono accompagnati dalla decisa volontà di collaborare: «Da parte nostra ci sarà la piena collaborazione con tutrice, curatrice e servizi sociali».

Per Catherine è una gioia a metà. La possibilità di rivedere i bambini nelle loro case rappresenta uno spiraglio, ma non è il ricongiungimento che aveva sperato di poter celebrare dopo più di nove mesi di separazione. Alla speranza si uniscono così la delusione, la stanchezza e la consapevolezza che il percorso possa essere ancora lungo. I genitori speravano nel ritorno immediato dei tre bimbi nella famiglia: la casa con acqua, luce e riscaldamento, offerta dal Comune, è pronta e loro stanno facendo un percorso di accompagnamento genitoriale iniziato al Gemelli. Per la coppia anglo-australiana resta la fatica di un’attesa che avrebbe voluto vedere conclusa diversamente, ma anche la consapevolezza che ora il percorso è delineato.

«Con la decisione del Tribunale la famiglia resta ancora nel tunnel disgraziato ma finalmente intravede una luce», afferma il consulente di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi. «A questa luce si aggrappano due genitori stremati e sull’orlo del collasso emotivo. Tuttavia il rientro a tappe dei bimbi, in questa situazione, è l’unica strada percorribile. Trovo inoltre significativa la possibilità che i bimbi possano incontrare i genitori nel luogo primario, dove hanno gustato la felicità dei giochi in armonia con la natura e con gli amatissimi animali. Incoraggio Nathan e Catherine a collaborare e a percorrere con fiducia l’ultimo tratto del tunnel sopportando il dolore e lo strazio che dovranno ancora patire nell’attesa che, come scrive Catherine, “sorga una nuova alba”. Personalmente ritengo che tutta la vicenda sia sproporzionata perché siamo in presenza di genitori non abusanti, non maltrattanti e non delinquenti e il collocamento in casa famiglia costituisce nel complesso una pagina molto triste per l’Italia».

«Sarebbe importante che in situazioni di questo tipo - è il commento della ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella - ci fosse una verifica da parte terza sugli effetti dei provvedimenti assunti sulla salute dei bambini, esaminando il prima e il dopo e valutando alla luce del loro benessere come si debba andare avanti». Per la presidente della commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza Michela Vittoria Brambilla la decisione «non è la soluzione tanto attesa, la “scarcerazione”», ma «una serie di limitazioni senza reale fondamento» che giustificano «un ulteriore approfondimento da parte della commissione».

Tutto è iniziato dall'intossicazione da funghi del 23 settembre 2024, che portò al ricovero dell'intera famiglia, da allora sotto la lente dei servizi sociali dopo la segnalazione dei carabinieri per la casa in contrada Mondola di 40 metri quadrati definita «in condizioni igieniche sanitarie precarie». Era senza acqua corrente e calda, elettricità e con un bagno esterno e a secco. Il caso attirò l’attenzione mediatica internazionale con telecamere da tutto il mondo arrivate nella casa della piccola Palmoli, borgo abruzzese di 850 abitanti. Un racconto della loro vita da neo rurali durato mesi fino al drammatico allontanamento dei tre bambini e oggi con il rientro graduale a casa. Un riavvicinamento a tappe che l’avvocato Pillon ha deciso di contestare con un reclamo alla Corte d’Appello.

© RIPRODUZIONE RISERVATA