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Famiglia nel bosco, obbligo di scuola pubblica. E i gemelli di 7 anni potrebbero essere divisi per la prima volta

September 2, 2026

La famiglia nel bosco vede uno spiraglio, ma il percorso di rientro a tappe è ancora lungo. Il Tribunale per i minorenni dell'Aquila si è pronunciato ieri mattina, dopo due lunghi mesi dalla richiesta di ricongiungimento. E prevede un riavvicinamento progressivo dei tre fratellini, figli di Nathan e Catherine, ospiti da quasi 10 mesi nella casa protetta "Genova Rulli" di Vasto. Potranno rientrare dai genitori fin da subito nei pomeriggi, dopo la scuola, anche se la prima data non è stata ancora fissata. Poi ci saranno tanti fine settimana passati interamente con mamma e papà, da ottobre, a condizione però che il percorso di sostegno alla genitorialità prosegua positivamente, sotto la supervisione dei servizi sociali e della tutrice Maria Luisa Palladino. Il Tribunale ha disposto anche l'obbligo della scuola pubblica. La primogenita di 9 anni frequenterà la quarta primaria, i gemellini di 7 anni, la seconda: saranno divisi, forse per la prima volta.

Manca però ancora l'iscrizione che, ha spiegato il difensore Simone Pillon, sarà effettuata «dalla stessa tutrice su indicazione del tribunale». Né si sa se andranno a scuola a Palmoli, dove vivono i genitori, o a Vasto dove i tre bambini continuano a stare. Non è stata definita neppure la loro residenza. Il provvedimento - che è provvisorio e urgente - è firmato dalla presidente Cecilia Angrisano nel suo ultimo giorno di permanenza all'Aquila (da oggi è in forza a Perugia). I giudici hanno tenuto conto del desiderio espresso dai bambini di tornare nel casolare dove sono cresciuti, che chiamano "Amelia", e di giocare con i loro animali: il cavallo Lee, l'asinello Gallipoli e i due cagnolini. Lo avevano detto anche durante l'audizione protetta che si è svolta in Tribunale il 7 luglio scorso. Il ritorno definitivo a casa non è quindi ancora previsto, ma si apre un percorso progressivo di ampliamento della permanenza con papà Nathan e mamma Catherine, che non vivono con i loro figli dal 20 novembre dello scorso anno, dopo la sospensione della responsabilità genitoriale. Solo incontri protetti per loro, che ora potranno svolgersi nell'abitazione attuale dei coniugi Trevallion Birmingham, concessa gratuitamente dal Comune.

Il Tribunale scrive che «non appare tuttavia pregiudizievole al descritto percorso un ampliamento, seppur contenuto, della frequentazione dei genitori presso la loro attuale abitazione». E stabilisce inoltre che, se il sostegno alla genitorialità proseguirà positivamente, il servizio sociale «regolamenti i rapporti dapprima con rientri senza pernotto di maggior durata alla presenza dell'educatore» e, dopo almeno un mese di frequenza scolastica, valuti «rientri presso i genitori dei minori nel fine settimana». Il servizio sociale dovrà trasmettere entro il 16 ottobre una relazione di aggiornamento sugli interventi compiuti e programmati; le parti avranno tempo fino al 30 ottobre per eventuali memorie.

Le criticità

«Si tratta certo di un significativo passo in avanti rispetto alla situazione attuale - afferma Pillon - ma spiace tuttavia dover prendere atto che il lungo percorso giudiziario pare ancora lontano dal necessario e auspicabile pieno ricongiungimento familiare». Il difensore contesta il ritardo nella decisione, che avrebbe negato ai minori «il diritto a trascorrere almeno qualche giorno di vacanza con mamma e papà», e il mancato recepimento dei richiami degli esperti della neuropsichiatria infantile, della difesa, della Ctu e, in misura diversa, delle altre parti sulla necessità di un immediato e definitivo rientro in famiglia e sui rischi per la salute legati al collocamento extrafamiliare.

Secondo Pillon, l'eccessiva gradualità e l'incertezza sul ricongiungimento non sono giustificate dalla situazione familiare, che «non è affatto a rischio abusi e ha ampiamente risolto le criticità abitative e relazionali inizialmente contestate». Il legale richiama l'articolo 30 della Costituzione e le convenzioni sovranazionali sulla libertà educativa e non ritiene giusto «mantenere i minori in casa famiglia finché i genitori non mostreranno di aver accettato l'iscrizione dei bambini alla scuola pubblica, in luogo dell'istruzione parentale preferita dalla coppia». Poi conclude: «Il collocamento extrafamiliare è una misura gravemente invasiva, che può essere giustificabile solo in presenza di condotte di abuso o violenza, ma non certo per imporre ai genitori di rinunciare alla libertà di scelta del percorso scolastico per i loro figli». Per affrontare gli aspetti pratici dell'applicazione del decreto era prevista una riunione ieri pomeriggio tra legale, tutrice, curatrice, servizi sociali, neuropsichiatria infantile, che non si è però svolta per l'assenza di alcune figure. A Pillon non è restato che tornare al suo studio a Perugia.

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