L’Europa? Poche luci, e soprattutto ombre. È quanto emerge dalle parle di Romano Prodi, invitato a inaugurare l’anno accademico del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Federico II, nel complesso di San Marcellino, con una cerimonia aperta dal rettore Andrea Mazzucchi e dalla direttrice del Dipartimento, Paola De Vivo. L’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea ha tenuto un’intensa lectio magistralis dal titolo «L'Europa nella guerra mondiale a pezzi». Introdotto da Massimo Adinolfi, che ne ha ricordato la figura di economista e politico durante le stagioni dell’euro, dell’allargamento a Est e dell’Ulivo, ha cominciato con un avvertimento ai tanti studenti presenti: la storia, ha spiegato, non è maestra di vita, perché «la maestra della vita è la nostra riflessione, è la nostra esperienza personale».
LO SGUARDO A EST
Il quadro che ne è uscito è quello di un mondo in cui i problemi si sommano e nessuno si risolve. «Da quando è cominciata la sciagurata guerra in Ucraina, abbiamo ogni giorno dei nuovi fronti che si aprono e nessuno si chiude: guerre in Medio Oriente, gli Stretti, eccetera», ha detto, commentando le parole del comandante supremo delle forze alleate Nato in Europa, Alexus Grynkewich. «Quello che mi preoccupa è che si possa verificare un possibile incidente: speriamo di no perché questo sarebbe gravissimo, ma quando accadono tante cose insieme, quel pericolo c'è». Sulla Russia il giudizio è netto, e riguarda il suo posto nella scacchiera. Prodi ha ricordato i colloqui degli anni dell'allargamento, quando un giornalista russo gli chiese quando Mosca sarebbe entrata nell'Unione, e ha osservato come in vent'anni tutto sia mutato. Oggi, ha sostenuto, «la Russia come protagonista autonoma non esiste: è la Cina a dirigere il gioco, e senza l'assistenza tecnologica cinese Mosca non reggerebbe lo sforzo bellico». Quanto all'Europa, il giudizio che si raccoglie in Cina è severo. «Oggi se andate in Cina, l'Europa è ritenuta del tutto inappropriata e inconcludente in ambito mondiale ed europeo proprio perché non c'è l'unione tra gli Stati che mette insieme le grandi decisioni».
La stessa assenza di una voce comune la vede all'opera in Africa. «La rete cinese commercia con 53 stati africani su 54, la Russia ha il potere militare nelle ex colonie francesi, l'Europa non avendo una politica comune africana viene adagio-adagio espulsa dal ruolo africano». A suo giudizio manca il coraggio di abbandonare l'eredità coloniale in favore di un patto tra i due continenti, che «la maggioranza dei Paesi africani gradirebbe». Poi la memoria personale: i Paesi mediterranei gli rimproveravano di guardare solo a nord e a est, ma prima bisognava ricucire l'Europa dopo la caduta dell'Unione Sovietica. Nel 2002 aveva proposto università paritetiche tra le due sponde, «con lo stesso numero di studenti e docenti, come anche Atene e Cairo, Napoli e Tripoli: Idea accantonata».
IL MEDIORIENTE
La questione mediorientale si è palesata con un episodio personale, durante una visita ufficiale a Israele nel 2007 quando lui era presidente del Consiglio: «Con il primo ministro Ehud Olmert abbiano parlato per ore, bellissimi e intensi discorsi di avanzamento per la pace. Si avvicinò il capo dell’opposizione di destra, che era Netanyahu. Cinque minuti, non di più, in cui mi disse: “Ti chiedo solo un favore, che tu mi aiuti a convincere Bush di darmi il permesso di bombardare Teheran. Aveva quelle intenzioni nel 2007 e ci è riuscito nel 2026». Su quanto accade a Gaza, il tono di Prodi si è fatto più amaro: «L’Europa non ha avuto una parola, non ha creato un programma, non un atto politico ma solo proclami». Sulle piazze: «Abbiamo avuto manifestazioni fantastiche dei giovani per Gaza», ha aggiunto, e ha invitato a fare in modo che «quella voce convinca i governi, perché finora non ha spinto la politica europea a una proposta forte».
LA DEMOCRAZIA
La diagnosi più profonda riguarda la democrazia, soprattutto perché nel suo discorso introduttivo, il rettore Andrea Mazzucchi aveva indicato nell’Europa il faro decisivo della democrazia, a partire dalle aule universitarie. Per Prodi la democrazia è in arretramento. «Questo è un problema serissimo e adesso con l'America, che guida l'arretramento, diventerà un problema ancora più serio, non solo della sinistra, ma della democrazia in genere». Il voto, ha spiegato, segue sempre meno l'interesse economico e sempre più l'identità: «È l'estraneo che diventa il nemico, è un ritorno al nazionalismo». Interpellato sulla nuova legge elettorale, Prodi ha precisato che «il Governo si è vantato della stabilità e deve fare una legge per garantire la stabilità. C'è qualcosa che non va». All'Italia, del resto, riconosce un ruolo che a suo avviso si sottovaluta, quello di spingere la decisione comune quando c'era la volontà di prenderla.
Prodi ha chiuso con un invito alla prudenza sull'intelligenza artificiale: «Stiamo attenti agli investimenti nell'IA, hanno un rapporto fra le quotazioni e i profitti veri che non ha precedenti in tutta la storia politica nel mondo. Lavoriamo fino a che non riusciremo ad avere un grande progetto europeo sull'IA».