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- Femminicidio di Giulia Tramontano, Alessandro Impagnatiello torna in aula: “Ha premeditato l’omicidio”
L’Appello bis si terrà il 26 ottobre. Per la Pg di Milano il lento avvelenamento con topicida, messo in atto dall’ex barman contro la 29enne, integra gli estremi dell’aggravante. Secondo la difesa, invece, voleva ’colpire’ solo il bambino, non lei

Giulia Tramontano, uccisa nel 2023 dal compagno Alessandro Impagnatiello (sotto)

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Milano, 25 ottobre 2026 – Alessandro Impagnatiello, l’ex barman che uccise la 29enne compagna Giulia Tramontano, incinta di sette mesi di loro figlio Thiago, tornerà in aula domani mattina per il processo d’appello bis. La Corte d’Assise d’Appello aveva confermato la condanna all’ergastolo escludendo l’aggravante della premeditazione, riconosciuta in primo grado, ritenendo non sufficientemente provato un proposito omicida continuo.
La Corte di Cassazione ha disposto, quindi, un appello bis, al fine di riesaminare l’aggravante. Per la Suprema Corte ci sono elementi, agli atti del processo, per dimostrare che l’idea di Impagnatiello di uccidere Giulia fosse già emersa molti mesi prima del 27 maggio 2023. E la Corte d’appello avrebbe trascurato di valutare l’incremento della somministrazione di veleno per topi, iniziata nel dicembre 2022, proprio nell’ultimo mese e mezzo.
Intenzione omicidiaria
Inoltre, la sua “intenzione omicidiaria”, pure il giorno del delitto, si può ricondurre a qualche ora prima. Anche per la difesa di Tramontano il provato lento avvelenamento con topicidi sciolti nella tisana serale che lui le somministrava per il male allo stomaco è ritenuto elemento sufficiente ad integrare la premeditazione. Per la difesa di Impagnatiello, invece, lui somministrando piccole dosi voleva, in realtà, uccidere il bimbo che portava in grembo, non voleva uccidere lei.
La rabbia della famiglia dopo la decisione
La Corte aveva, alla fine, deciso per l’esclusione dell’aggravante della premeditazione, mantenendo comunque, la condanna all’ergastolo e riconoscendo la crudeltà e il vincolo della convivenza. Decisione che aveva fatto esplodere la rabbia dei familiari della vittima: “Vergogna, vergogna. La chiamano legge, ma si legge disgusto”, aveva scritto sui social la sorella di Giulia, Chiara dopo la sentenza che aveva cancellato il delitto premeditato.

Impagnatiello durante un precedente processo
La Suprema Corte ha accolto il ricorso della Procura generale diretta da Francesca Nanni e gli argomenti del sostituto pg in Cassazione Elisabetta Ceniccola. In Cassazione erano intervenuti anche l’avvocata Samanta Barbaglia per l’imputato e il legale Nicodemo Gentile, che assiste Franco Tramontano, padre di Giulia.
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