A distanza di 12 anni esatti dalla scomparsa della principessa Fernanda Ceccarelli Brancaccio, morta a 107 anni il 22 ottobre 2014, il contenzioso giudiziario sulla sua eredità milionaria non si ferma. L’avvocato che aveva offerto la sua assistenza legale, oltre ad aver svolto le incombenze di amministratore di sostegno della principessa, vanta un credito di 5 milioni di euro: somma che andrebbe prelevata dal lascito ai «cittadini romani bisognosi», rappresentati dalla Fondazione Marcantonio Brancaccio, di cui è presidente il sindaco della Capitale. Dopo aver perso la causa in primo grado, l’avvocato non si è arreso ed è ricorso ai giudici di secondo grado. Ma, con sentenza del 2 ottobre scorso, la sesta sezione civile della Corte d’appello di Roma presieduta da Alberto Tilocca, ha rigettato l’appello e condannato l’avvocato a pagare 30.700 euro per le spese di giudizio affrontate dalle controparti.
LA VICENDA
Le volontà testamentarie di Fernanda Ceccarelli erano già finite al centro di una causa intentata da Maria Luisa Bottini, unica parente (di quinto grado) ancora in vita. La signora in questione, pensionata, aveva messo in dubbio la genuinità dei quattro documenti firmati dalla principessa Brancaccio - alla veneranda età di 102 anni e con la quarta elementare come titolo di studi - attraverso i quali lasciava l'omonimo teatro di via Merulana, a Roma, alcuni edifici in viale Manzoni, una tenuta agricola a San Gregorio di Sassola e titoli per 20 milioni di euro circa ai «cittadini romani bisognosi». A questa vicenda giudiziaria si somma quella dell’avvocato che reclama una parcella da 5 milioni di euro. Nel 2007 la vedova del principe Marcantonio Brancaccio gli avrebbe conferito «un complesso incarico professionale, i cui termini erano stati progressivamente definiti attraverso numerosi accordi e atti». Il compenso era stato determinato - sostiene il legale - in 5.037.500 euro, somma calcolata «in riferimento al valore dell’asse ereditario». Di diverso avviso il Tribunale di Roma che, con sentenza emessa il 20 aprile 2021, aveva quantificato in 32.378 euro la sua parcella. Dalla documentazione prodotta, infatti, l’avvocato «ha svolto quattro cause di sfratto di bassa difficoltà, reclamo avverso amministratore di sostegno (di competenza del giudice tutelare), quattro processi penali di media difficoltà, amministrazione volontaria con rendicontazione (di competenza del giudice tutelare), esame delle disposizioni ereditarie per l’istituzione della Fondazione Marcantonio Brancaccio, attività post mortem di cui non risulta conferito incarico e numerosa corrispondenza». «La notevole differenza tra il quatum richiesto e quello liquidato - concludeva il giudice di primo grado - comporta la compensazione di due terzi delle spese processuali, mentre il residuo terzo (pari a circa 10mila euro, ndr) va posto a carico dell’eredità giacente».
L’APPELLO
Non contento, il legale ha proposto appello - citando in giudizio la Fondazione che ha ereditato i soldi per i bisognosi e il sindaco pro tempore di Roma - chiedendo 5 milioni e 1.500 euro (più interessi e oneri di legge) «per le prestazioni professionali rese dal 2007 al 2014 e dal 2014 al 2020» a favore della principessa Brancaccio. Secondo i giudici di secondo grado, gli accordi siglati con il suo avvocato «erano parametrati in via forfettaria e globale al valore complessivo del patrimonio e non furono portati all’attenzione del giudice tutelare, né da questi formalmente autorizzati»; nonostante l’anziana nobile fosse sottoposta ad amministrazione di sostegno dal 2008. E proprio le attività professionali svolte dal legale, «riguardano attività che per contenuto, funzione e periodo di svolgimento interferiscono o coincidono con le funzioni tipiche dell’amministratore di sostegno». In sostanza, non vi può essere - secondo la Corte d’appello di Roma - una duplicazione di tali spese, né gli accordi privati possono «eludere il controllo giudiziale sul patrimonio della persona protetta», ossia sulla vedova del principe Brancaccio, le cui finanze, all’epoca, erano tutelate da un amministratore di sostegno.
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