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Festival Ubiqua, suono e immagini: “Artisti sotto la lente, a modo loro”

September 13, 2026

Milano – Sono sguardi che ti si muovono dentro quelli catturati dall’obiettivo di Guido Harari, protagonista il 19 settembre col vicedirettore di Rolling Stone Italia Fabio De Luca e l’artista visivo Pino Musi del live podcast “adessocapiamo” di Lorenzo Luporini.

Tutto nelle le sale seicentesche di Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo, sede del Munaf, dove dal 18 al 20 settembre ha luogo la seconda edizione del Festival Ubiqua, tre giorni immersivi nel mondo dell’immagine musicale con un programma ricco di mostre, workshop, live performance, dibattiti, incontri, organizzato dal Museo Nazionale di Fotografia.

Harari, di cosa parlerete?

“Il tema centrale sarà il rapporto tra immagine e canzone, visto che tutti noi partecipanti siamo partiti dalla passione per la musica prima ancora che per la fotografia. A raccontare il rapporto tra lei e la propria rappresentazione avremo con noi pure un’artista, Angelica”.

Qual è oggi la funzione della foto musicale?

“In tempi di comunicazione immediata come gli attuali, le foto servono principalmente per essere postate in tempo reale sui social media. Esistono poi copertine dei dischi, libri o cofanetti con libretto in cui la selezione è più meditata”.

Davanti all’obiettivo gli emergenti di oggi dimostrano la stessa intensità di quelli di ieri?

“L’energia c’è ancora ed in alcuni casi è molto forte. Basta pensare ad Emma Nolde e Lucio Corsi, artisti di recente affermazione che sul palco tirano fuori una narrazione e una fisicità paragonabili a quelle dei gruppi degli anni ‘60 o ‘70”.

Se dovesse citare i musicisti con cui durante le photo session ha condiviso una sintonia creativa immediata, chi le viene in mente?

“Penso subito a Pino Daniele, Mia Martini, Vasco Rossi, i CSI, con cui trent’anni fa realizzammo un lavoro straordinario per l’album ‘Linea Gotica’ e abbiamo ripreso a lavorare ora per la reunion. O, ancora, Ute Lemper. Ma, fra gli italiani, citerei pure Claudio Baglioni e Fabrizio De André”.

E per quanto riguarda gli artisti internazionali?

“Sicuramente Kate Bush, Lou Reed, Laurie Anderson, Tom Waits o Peter Gabriel che durante il Festival dell’83 fotografai usando su un set inusuale come i bagni dell’Ariston, già vestito e truccato per andare salire sul palco ad interpretare ‘Shock the Monkey’. Altro esempio di foto ‘particolare’ quella di Fabrizio De André addormentato con le terga appoggiate al termosifone prima di un concerto, diventata poi, nel tempo, una sua immagine più popolari”.

Chi sono, invece, i personaggi non musicali che hanno espresso maggiore “musicalità” davanti alla sua macchina fotografica?

“Dario Fo e Lina Wertmüller, ma anche Lindsay Kemp. Un caso molto particolare è il fisico Federico Faggin, l’inventore del microprocessore: durante il nostro incontro, mentre spiegava i concetti legati all’intelligenza artificiale, ha mostrato una gestualità e un linguaggio del corpo straordinariamente musicali”.

Progetti a breve?

“A Montefano, dove dal 3 ottobre a fine gennaio si terrà la mostra ‘Muse’, riceverò il premio alla carriera della Fondazione Ghergo. A Savigliano, invece, proporrò nell’ambito del festival organizzato dal circolo Imago una mostra dedicata ai ritratti di sconosciuti realizzati nella mia ‘Caverna Magica’; scatti da apprezzare non tanto esteticamente, come prova d’artista, ma come momento di condivisione dell’esperienza delle persone immortalate. Il 13 ottobre, infine, uscirà per Rizzoli Lizard un volume curato con la Fondazione Fo-Rame dedicato al Dario Fo ‘pittore’ in occasione del decennaledella scomparsa”.