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Figc, la candidatura di Galliani e l’ombra lunga di Marotta: nasce il fronte del Nord contro Malagò

October 26, 2026
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Inter, Milan e Atalanta guidano la fronda della Seria A per portare alla guida della Federazione un candidato diverso dall’ex presidente e ora commissario: il nome è quello dello storico manager rossonero da poche ore tesserato con l’Enotria (centro di formazione nerazzurro). Un ruolo da traghettatore per aprire la strada al presidente interista

Adriano Galliani, ex dirigente di Milan e Monza

Adriano Galliani, ex dirigente di Milan e Monza

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Alle 23.59 del 4 novembre scade il termine per il deposito della candidatura alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Ma quel che fino a pochi giorni fa sembrava scontato, ovvero la rielezione di Giovanni Malagò (dopo che lo stesso è decaduto per il caso tesseramento, ma nominato commissario in vista delle elezioni del 14 dicembre), adesso non lo è più.

La serie A si spacca: nasce il "fronte del Nord"

Da alcune settimane proprio la serie A, prima sostenitrice dell’ex numero uno del Coni fin dalla primavera, si è spaccata. Fra trame, alleanze, pressioni e dietrofront, è cominciata una nuova caccia al voto. Da una parte coloro i quali sono intenzionati a dare ancora fiducia a Malagò (Napoli, Roma, Lecce, Bologna e Monza in primis, cui potrebbero aggiungersi Frosinone e Udinese) dall’altra c’è il “fronte del Nord“ guidato da Inter, Milan e Atalanta (a cui si sono accodati Como, Genoa e probabilmente Cagliari e Sassuolo) che spinge per un nuovo candidato.

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Adriano Galliani: il nome sul tavolo

Il nome, già emerso prima del commissariamento del 6 ottobre, è quello di Adriano Galliani. Il quale, proprio come ha fatto Malagò nei giorni scorsi (associandosi al la squadra di calcio a 5 del Circolo Canottieri Aniene), si è tesserato per una società dilettantistica milanese (Football Club Enotria 1908, centro di formazione Inter) come “dirigente accompagnatore“. E’ uno dei passi formali indispensabili per presentare la candidatura entro il 4 novembre.

La strategia anti-Malagò: Galliani traghettatore fino al 2028

In realtà il piano “antiMalagò“ ha ben altre mire nella strategia dei club: affidare all’ex amministratore delegato del Milan e vicepresidente del Monza il ruolo di traghettatore fino al 2028 (quando l’Assemblea tornerà al voto in Figc), prima di spalancare le porte di via Allegri a Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter e attivissimo con l’amico Percassi nella raccolta delle sottoscrizioni (più di 10) pro Galliani (che non si sbilancia e sceglie un profilo basso finché non sarà certo di avere un congruo numero di sostenitori), soprattutto fra gli indecisi.

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Il passo indietro e la lettera di Abete

Passo indietro per capire come si è arrivati alla decisione di “scaricare" l’uomo appoggiato con forza (19 club su 20) alle elezioni del 22 giugno. Nei giorni scorsi c’è stata una lettera che Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, ha inviato alle altre componenti (calciatori e allenatori esclusi) richiamandoli ad un confronto previsto per domani: il senso era molto chiaro, la Lnd non avrebbe candidato nessuno, però c’era l’invito alle altre tre leghe di sedersi ad un tavolo affinché la serie A scegliesse. Il presidente Simonelli si è detto disponibile, ma di fronte al peso di tante responsabilità il fronte si è diviso. Malagò ha perso molte certezze accumulate con oltre il 68% dei consensi. Gli viene imputata un’eccessiva linea “autonomista“ e la mancanza di condivisione nelle scelte nei suoi primi cento giorni da presidente della Figc: si va dal pasticcio Maldini all’investitura del ct (la Lega di A avrebbe voluto Conte), e poi la nomina di Bianchedi fino alla recente scelta (da commissario) di chiamare Signori come capodelegazione dell’Under 20. Senza dimenticare che i club di serie A spingono per l’avvicendamento Viglione-Brunelli nel ruolo di di segretario generale della Figc, mentre Malagò è perplesso.

Il bivio per i club e l'ombra di Marotta

Secondo alcuni presidenti delle leghe e delle società con questo suo atteggiamento il commissario starebbe sottovalutando la Figc, e “le sue scelte denotano una mancanza di fiducia nel mondo della federazione”. Tutto ciò senza rispettare i patti presi prima delle precedenti elezioni. Qui il bivio per i club: riaccreditare il dirigente romano rafforzerebbe la sua linea “individualista”, metterlo fuori darebbe segnali di non compattezza. E verrebbe vista come una figuraccia. Anche la politica fa pressioni e il nome di Galliani, nel timore di ripercussioni, potrebbe mettere tutti d’accordo. Con l’ombra di Marotta fino al 2028.

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