Rientrare anzitempo dalle vacanze per un atto “necessitato” può risultare seccante, ma, si sa, per un politico fa parte del lavoro. Interrompere invece le ferie per un provvedimento che non solo non è urgente, ma che se approvato in fretta e furia è addirittura illegittimo, è un altro discorso. Si vedrà stamattina se i consiglieri regionali del Veneto - tutti i 51 eletti - convocati a partecipare alla seduta della Prima commissione saranno irritati o se abilmente celeranno. Domani, poi, si riuniranno le commissioni Quinta e Sesta, giovedì la Seconda e la Terza. Motivo: vagliare la proposta di deliberazione amministrativa sull’Autonomia differenziata che, parola del dirigente capo del Servizio Affari giuridici e legislativi del Ferro Fini, Carlo Giachetti, di urgente non ha nulla. E, quindi, non può - come avrebbe invece voluto il governatore Alberto Stefani - andare in Aula nella settimana del 24 agosto. Perché prima dell’Autonomia, tocca, da statuto, alla legge di iniziativa popolare sul fine vita. Così la Lega, facendo di necessità virtù, sta pensando di cambiare il calendario: consiglio non più il 7 settembre ma il 31 agosto (prima, anche volendo, per motivi tecnici non si può), cominciando con la legge sul suicidio assistito e, a seguire, l’Autonomia differenziata.
COS’ERA SUCCESSO
Riassunto delle puntate precedenti. Il 5 agosto la giunta regionale di Alberto Stefani - dopo il via libera delle Camere - approva lo schema di intesa con il Governo sull’Autonomia differenziata: è la Pda, Proposta di deliberazione amministrativa, numero 14. La volontà del governatore è di andare in Aula nella settimana del 24 agosto, così che poi il provvedimento torni a Roma per i due passaggi finali: Consiglio dei ministri e Parlamento. (Sottinteso: prima di Lombardia, Liguria, Piemonte). Ricevuto il testo, il presidente del consiglio regionale Luca Zaia comunica al «caro Alberto» una ipotesi di calendario dei lavori, posto che prima di andare in consiglio bisogna passare nelle commissioni e che comunque data e ordine del giorno dell’assemblea spettano alla conferenza dei capigruppo. Dunque: commissioni il 18, 19, 20 e 25 agosto, capigruppo il 26. Ma a questo punto si fa sentire l’opposizione: il consiglio è già convocato per il 7 e 8 settembre per trattare il fine vita, l’Autonomia non può scavalcare una proposta di legge di iniziativa popolare qual è quella sul suicidio assistito perché da statuto, può andare in coda solo a provvedimenti urgenti. L’Autonomia lo è?
IL PARERE
Sempre il 6 agosto, Giovanni Manildo, a nome dell’Intergruppo del centrosinistra (Pd, Avs, M5s, Riformisti Veneti in Azione, Le civiche Venete) chiede un parere all’Ufficio legislativo: si dica se l’Autonomia può essere trattata prima di una proposta di legge popolare. La risposta arriva ieri (la settimana di Ferragosto il consiglio era chiuso) dal segretario generale Roberto Valente: no, l’Autonomia non è un “atto necessitato”, non si configurano termini perentori. Anzi, se l’Autonomia scavalca una proposta popolare, il provvedimento potrebbe essere esposto a “rilievi di legittimità”. Certo, le commissioni possono riunirsi e portarsi avanti con il lavoro.
LE REAZIONI
«E poi dicono a noi che siamo i nemici dell’Autonomia - dice Manildo -. La verità è che a differenza di una maggioranza disposta a forzare qualsiasi regola pur di piantare bandierine propagandistiche, noi abbiamo preteso il rispetto delle leggi e dello Statuto. Avevamo ragione e abbiamo evitato che il consiglio regionale compisse un errore madornale, salvando il provvedimento stesso da un gravissimo rischio di illegittimità procedurale». Della serie: Stefani dovrebbe ringraziarci.
Dalle file del Carroccio i capigruppo Riccardo Barbisan (Lega) e Matteo Pressi (Stefani Presidente) parlano di «autogol»: «Apprendiamo con dispiacere che, pur di bloccare l’Autonomia, la sinistra veneta è disposta a ricorrere alle carte bollate. Una via già seguita dal Pd nazionale con il ricorso alla Corte costituzionale, peraltro fallito, contro la legge Calderoli». Il capogruppo di FdI, Claudio Borgia, accusa l’opposizione di «tatticismi»: «Il fatto che il provvedimento non abbia carattere di “atto necessitato” sul piano tecnico non significa affatto che manchi un’urgenza politica nel portare a compimento un percorso atteso da anni, tanto è vero che domani (oggi, ndr) inizia l'iter in commissione». Ribatte Manildo: «Macché carte bollate, la verità è che gliele abbiamo sventate. Rispettando le regole, noi a questo punto diciamo di andare in Aula il 31 agosto: prima votiamo il fine vita e poi l’Autonomia».
Curiosità: ci sarà, oggi, il numero legale? E quante deleghe?