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Fine vita, il Veneto approva la legge sul suicidio medicalmente assistito: è la prima Regione di centrodestra

September 2, 2026

Il Veneto approva la legge sul fine vita e compie un passo destinato ad avere un forte peso nel dibattito nazionale. Il Consiglio regionale ha dato il via libera alla legge di iniziativa popolare che disciplina «procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito». Il provvedimento è stato approvato con 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari.

Il Veneto diventa così la quarta Regione italiana, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, a dotarsi di una disciplina specifica sul percorso sanitario per il suicidio medicalmente assistito e soprattutto la prima Regione amministrata dal centrodestra a farlo. La proposta era sostenuta dall'iniziativa popolare «Liberi subito», promossa dall'Associazione Luca Coscioni, che aveva raccolto oltre 9mila firme.

Che cosa prevede la legge

Il punto centrale è distinguere tra introduzione del suicidio medicalmente assistito e regolamentazione del percorso attraverso il quale una persona può chiedere di accedervi. La Regione non ha infatti il potere di creare un nuovo diritto. Il quadro di riferimento è quello tracciato dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, che ha escluso, in presenza di precise condizioni, la punibilità dell'aiuto al suicidio.

La Consulta ha individuato un perimetro particolarmente rigoroso.

La persona deve essere, contemporaneamente, affetta da una patologia irreversibile, sottoposta a trattamenti di sostegno vitale, capace di prendere decisioni libere e consapevoli e sottoposta a sofferenze fisiche o psicologiche che considera intollerabili. Le condizioni e le modalità di esecuzione devono inoltre essere verificate da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, con il coinvolgimento del comitato etico competente.

La legge veneta interviene quindi soprattutto sull'organizzazione sanitaria: l'obiettivo è evitare che l'assenza di procedure uniformi produca differenze nei tempi e nelle modalità di risposta da parte delle diverse aziende sanitarie.

Le parole di Zaia

«Con questa legge si approva sostanzialmente, nell'alveo della legittimità giuridica, una procedura che sia rispondente alla gestione, per quanto possibile, dell'eventuale paziente che ha l'ok da parte del comitato etico. È stato doveroso dare questa risposta a quei pochissimi pazienti che si presentano», dice il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, in merito all'approvazione della legge di iniziativa popolare sul fine vita, ricordando che in Veneto le domande «sono state 31 dal 2019 ad oggi e che solo tre hanno avuto l'autorizzazione del comitato etico». 

Procedure e tempi certi

Il problema affrontato dal provvedimento è proprio quello dei tempi e della certezza del percorso. La proposta di iniziativa popolare nasce dalla necessità di stabilire chi debba verificare le condizioni del paziente, come debba essere valutata la richiesta e quali siano i passaggi che il Servizio sanitario regionale deve compiere.

Il testo originario prevedeva una commissione medica multidisciplinare presso le aziende sanitarie pubbliche, incaricata di verificare la sussistenza dei requisiti e le modalità di esecuzione. La procedura coinvolge inoltre i comitati etici per la pratica clinica. La richiesta deve partire dal paziente, che può anche decidere in qualsiasi momento di interrompere o rinunciare al percorso.

Nel corso dell'esame in Aula il testo è stato però profondamente modificato attraverso gli emendamenti della maggioranza. Tra gli elementi introdotti figura un ruolo rafforzato per il medico palliativista nella commissione chiamata a esaminare le richieste, oltre all'istituzione di un Comitato bioetico regionale.

La maggioranza ha inoltre previsto che al paziente venga garantita un'informazione adeguata sulle cure palliative, dando priorità alla possibilità di accedere a questo tipo di assistenza prima di arrivare alla decisione sul suicidio medicalmente assistito.

La battaglia politica

Il voto ha mostrato una spaccatura trasversale rispetto agli schieramenti politici. Il centrodestra non si è presentato compatto: Fratelli d'Italia e Futuro Nazionale si sono schierati contro, mentre Lega, lista del presidente Alberto Stefani e Forza Italia hanno lasciato libertà di coscienza ai propri consiglieri.

A sostenere il provvedimento si è quindi formata una maggioranza trasversale, con esponenti della Lega e delle forze di centrosinistra favorevoli alla regolamentazione del percorso.

Il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia, da tempo favorevole alla disciplina, ha sottolineato che l'Aula non era chiamata a decidere se introdurre o meno il suicidio medicalmente assistito. La possibilità, nei casi stabiliti dalla Corte costituzionale, esiste già nell'ordinamento: la Regione è chiamata invece a organizzare il percorso sanitario.

Anche il presidente della Regione Alberto Stefani ha insistito sullo stesso punto, sostenendo che affermare che il Veneto stia introducendo il suicidio medicalmente assistito sarebbe tecnicamente errato. Il provvedimento interviene infatti sull'organizzazione delle procedure sanitarie all'interno del perimetro già definito dalla giurisprudenza costituzionale.

Il precedente del 2024

Per il Veneto si tratta del secondo tentativo. Nel gennaio 2024 il Consiglio regionale aveva già esaminato la proposta di iniziativa popolare, ma il provvedimento non era passato per un solo voto.

In quella occasione erano stati espressi 25 voti favorevoli e 22 contrari, con tre astensioni. Non essendo stato raggiunto il quorum, la legge non era stata approvata. Il nuovo testo è tornato quindi al centro del confronto politico dopo un percorso legislativo durato anni. La proposta era stata formalmente presentata nel 2023 e dichiarata ammissibile dalla Presidenza del Consiglio regionale nel luglio dello stesso anno.

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