Il patto dell’acciuga? Diciamo che l’ora del pranzo era passata da un pezzo, per la cena era ancora presto e siccome Treviso non è Londra e al tè coi biscotti si preferisce un’ombra, il padrone di casa ha pensato bene di aprire una bottiglia. Prosecco, ovvio. Dopodiché siccome a stomaco vuoto non si beve e la fortuna di Giovanni Manildo è di avere una grande ed attrezzata cucina che comunica con la sala riunioni del suo studio di avvocato, è stato un niente tostare del pane e servirlo con le acciughe. I bene informati dicono che l’intesa tra il governatore leghista del Veneto Alberto Stefani e lo speaker dell’opposizione di centrosinistra in consiglio regionale sia nata così, ancora lo scorso giugno, complice una merenda che avrebbe affossato la bozza Pressi (Matteo, presidente del gruppo Stefani Presidente, tra l’altro presente e partecipe allo spuntino nella Marca) e rilanciato la manovra emendativa. Perché su un punto Stefani e Manildo si sono trovati d’accordo: la proposta di legge di iniziativa popolare sul fine vita, quella affossata il 16 gennaio 2024, stavolta potrebbe essere approvata. Anzi, va approvata. Certo, opportunamente aggiustata dopo le sentenze della Corte costituzionale che ha bocciato alcuni punti della legge regionale toscana e di quella sarda. E quindi senza dettare requisiti o tempi che spettano invece allo Stato, ma limitandosi all’organizzazione sanitaria.
A Palazzo Ferro Fini, dove il 7 settembre inizierà la discussione del testo Liberi Subito, quello appunto di iniziativa popolare, c’è chi ha già fatto le previsioni numeriche sentendo, uno ad uno, i 51 consiglieri regionali. In base all’ultima conta, i contrari alla legge sul suicidio medicalmente assistito sarebbero ancora maggioranza, due più dei favorevoli, ma con ulteriori modifiche - l’introduzione dell’obiezione di coscienza per i medici, la previsione del palliativista nel comitato chiamato a valutare le singole istanze - il rapporto potrebbe invertirsi. E quindi consentire l’approvazione del testo.
TRATTATIVE
Ecco perché il mese di agosto, nonostante la pausa consiliare e le rituali vacanze, sarà decisivo. Per apportare tutte le modifiche utili per arrivare all’approvazione della legge regionale. Quello che non era riuscito all’allora governatore Luca Zaia potrebbe succedere ora con il suo successore Alberto Stefani, ma questo è un tema che lo speaker dell’opposizione non vuole neanche sentire. «Giornalisticamente la considerazione ci sta - dice Manildo - ma come cittadino mi dà fastidio. Qui non c’è alcun imprimatur da anteporre, il fine vita non è un tema da esibizioni politiche o partitiche. Io sono pienamente d’accordo con Zaia e secondo me la posizione del patriarca Francesco Moraglia anche se sembra contraria fa capire che è giusto intervenire. Il punto è siamo di fronte a una proposta di legge di iniziativa popolare e che la classe politica ha il dovere di rispondere».
Il capogruppo del Pd e speaker del centrosinistra è fiducioso. «Di mio sono ottimista, in questo caso lo sono a maggior ragione perché il testo è stato emendato, nel senso che noi come minoranza abbiamo presentato una serie di modifiche che prendono atto del pronunciamento della Consulta, emendamenti che precisano la composizione della commissione chiamata a valutare le istanze e insistono sulle cure palliative. Se la giunta di Alberto Stefani, anche attraverso la relatrice Manuela Lanzarin (trattandosi di una proposta di iniziativa popolare non è prevista la figura del correlatore), deciderà di presentare ulteriori emendamenti, penso che potremo trovare una soluzione. L’importante è che sia una legge fatta bene». E la bozza Pressi? «La proposta Pressi non c’è - dice Manildo -. Il 7 settembre in aula avremo il testo Liberi Subito. E non ci saranno alibi. È su quel testo che la giunta può apportare proposte di modifica. È su quel testo che si deve trovare una soluzione». Ma l’intesa non l’avete già trovata con il “patto dell’acciuga”? «Macché patto, è stato un semplice confronto, si era tutti a Treviso per altri motivi, ho colto la palla al balzo per parlarci. Con il capogruppo della Lega, Riccardo Barbisan, ho parlato poi a Venezia, in motoscafo, mi ha detto che avrebbe studiato attentamente i nostri emendamenti». E dalla merenda nel suo studio che idea si è fatto di Stefani e Pressi? «Che c’è un impegno serio per votare una legge. Perché dare una risposta a un tema etico è fondamentale. E mi fa piacere che il coordinatore veneto di FdI, Raffaele Speranzon, come ho letto sul Gazzettino, non abbia detto no, l’apertura al confronto è importantissima».
Come finirà? Con le elezioni Politiche alle porte, il centrodestra non ha nessun vantaggio a spaccarsi su un tema etico e trasversale. La mediazione potrebbe essere l’approvazione degli emendamenti - a partire da quelli aggiuntivi su obiezione di coscienza e presenza del medico palliativista nel comitato - ed eventualmente l’astensione sul testo finale. I più forti sostenitori del suicidio medicalmente assistito potrebbero obiettare che il rischio è di avere un testo annacquato. Approvato, però.