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Forio, la strada dei rifiuti che sfiora la Colombaia: «Ancora lì dopo un anno»

August 8, 2026

Un colpo all’occhio, l’altro al cuore. La bellezza sconfinata di Punta Zaro, a Forio. Uno scrigno di grazia, eleganza e armonia nell’incantevole isola di Ischia. E poi una coltellata al petto. Un centro di raccolta rifiuti, “un’isola ecologica” che spazza via qualsiasi desiderio di pace. Un anno dopo ci risiamo. L’area che il Comune di Forio si era impegnato a rimuovere è ancora lì.

IL RACCONTO

Siamo nel bosco di Zaro, tra stradine come budelli strettissimi, dove a stento riescono a passare contemporaneamente due auto e dove sfrecciano, invece, camion pieni di rifiuti. Un via vai insopportabile. Uno schiaffo alla memoria di un angolo dell’Isola Verde. Proprio lì, a pochi metri, dove gli alberi sembrano rincorrersi tra loro, si presenta Villa La Colombaia. La residenza estiva di Luchino Visconti, una dimora di fine ’800 acquistata poi dal regista. All’esterno del centro di raccolta un residente si avvicina ed esclama: «Non fa certo piacere vivere con la puzza dei rifiuti sotto al naso». La domanda sorge spontanea: ci sono luoghi dove si potrebbe spostare? «Si è parlato in passato della zona Cavallaro, ma al momento ci sono solo annunci, ipotesi che si susseguono da anni. Ma intanto questo centro raccolta è ancora qui».

LO SCENARIO

Una dicotomia per un’isola dove il turismo vola: traghetti, hotel e b&b pieni. Ma nel bosco di Zaro, tra ville e residenze, l’andirivieni dei furgoni della “Supereco”, società che gestisce il servizio di igiene urbana per il Municipio, non conosce sosta. Da una ricognizione all’interno del centro di raccolta, cataste di bottiglie ammassate in grossi cassoni di ferro e, a pochi passi, una montagna di legno. Accanto c’è un sentiero che porta agli scogli di Zaro, un luogo incantevole attraversato ogni giorno da turisti e bagnanti. Il contrasto è stridente. Da una parte il verde del bosco, il mare, il panorama e la storia di Villa La Colombaia. Dall’altra cassoni, rifiuti e mezzi della nettezza urbana che percorrono quelle stradine strette per raggiungere l’area di raccolta. Senza considerare il perimetro intorno, non poche volte preso d’assalto da chi getta rifiuti ingombranti tra le erbacce trasformandola in una discarica a cielo aperto. E non è soltanto una questione di decoro. Quella che doveva essere una soluzione provvisoria, individuata anni fa per consentire la sosta degli automezzi dei rifiuti, è diventata una presenza stabile nel cuore di un’area residenziale e naturalistica di grande pregio. La questione non è nuova. Punta Zaro è da anni al centro di proteste, segnalazioni e denunce. Nel 2019 era stata messa nero su bianco l’ipotesi di eliminare l’area ecologica di Zaro, individuando una diversa localizzazione. Nelle osservazioni al Puc veniva indicata, come possibile alternativa, la zona della Conca di Cavallaro. Il Comune guidato dal sindaco Stani Verde avrebbe avviato l’iter per acquistare i suoli, ma al momento è tutto fermo. L’isola “infelice” di Punta Zaro resta dov’è. Nell’immobilismo degli ultimi tre anni. Il paradosso è che tutto questo accade in uno dei luoghi più suggestivi dell’isola, dove si trovano anche i giardini La Mortella e che richiama ogni anno migliaia di visitatori. Un paesaggio che dovrebbe essere tutelato e valorizzato e che continua, invece, a fare i conti con una ferita tutt’oggi aperta. Anche la viabilità alimenta il problema. I pesanti mezzi della nettezza urbana percorrono la stretta strada che collega Forio al promontorio di Zaro, incrociando turisti a piedi diretti verso il bosco e creando disagi alla circolazione, soprattutto nei pressi dei giardini e lungo la strada che conduce al belvedere.

LA RICHIESTA

La richiesta che arriva da più parti è una sola: liberare Zaro dall’area di raccolta, procedere alla bonifica delle zone compromesse e restituire al bosco la sua vocazione naturale. Perché la strada che conduce alla Colombaia di Visconti non può diventare la strada dell’immondizia. Punta Zaro merita altro. Merita il silenzio del bosco, il rumore del mare, i passi dei turisti sui sentieri. Merita di essere raccontata per la sua bellezza e non per i suoi cassoni di rifiuti. Perché in un’isola che vive di paesaggio e turismo, trasformare uno dei suoi angoli più preziosi in un centro di raccolta significa consumare, giorno dopo giorno, proprio ciò che rende Ischia unica. Un colpo all’occhio. L’altro al cuore.