Una riunione dei leader a pranzo non basta a risolvere il braccio di ferro nel centrodestra sulla scelta del candidato sindaco a Milano. È stato il tema principale del confronto a cui hanno partecipato Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi. Una riunione lontano da Palazzo Chigi, probabilmente nella residenza romana della premier. Ma filtra qualche nervosismo dal massimo riserbo che circonda l’appuntamento, andato in scena alla vigilia dell’approdo alla Camera della riforma elettorale e a pochi giorni dal Consiglio dei ministri di venerdì, che dovrebbe varare il Documento programmatico di finanza pubblica. Attesa a Praga con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per la visita in Repubblica Ceca, Meloni dopo pranzo ha congedato gli ospiti prima che da Reggio Calabria arrivasse la vittoria alle Suppletive del centrodestra, che temeva l’exploit del candidato di Futuro nazionale, capace comunque di andare oltre il 10%. Motivo in più per Meloni per insistere sulla narrazione del "voto utile" per contenere la crescita di Vannacci verso le Politiche. L’orizzonte più probabile resta primavera. E nel Governo si continua a valutare l’election day.
Nel centrodestra al momento non c’è grande fiducia sull’esito delle Amministrative nei grandi capoluoghi. A partire da Milano. Anche se "il centrosinistra sta facendo un gran caos e chissà...", il tenore dei ragionamenti che si fanno nella coalizione. "Loro sono nel panico – nota Carlo Fidanza, di FdI –. Noi siamo gli sfidanti, ci prepariamo al meglio con le nostre candidature. Sono tre candidati di ottimo profilo". Ma l’intesa non è dietro l’angolo. Salvini insiste sulla vicesegretaria della Lega Silvia Sardone, e certo non gli dispiacerebbe arrivare al Congresso federale (24-25 ottobre) con in mano la sua candidatura. Forza Italia, però, non molla su Matteo Perego. Sul sottosegretario alla Difesa non mancherebbero i dubbi di alcuni colleghi di partito, mentre ci sarebbe il sostegno di una parte di FdI. Lupi ha la stima di Ignazio La Russa. Gli alleati guardano a Meloni, che per ora non si è sbilanciata. E l’appuntamento per l’intesa è rinviato.