Forza Italia, la resa dei conti: Tajani all’angolo tra Marina Berlusconi, Salvini e la sfida dal Sud (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Forza Italia e poi? “Io speriamo che me la cavo”, titola “Il Riformista”, accompagnato da una foto di Antonio Taiani che appare perplesso. Se scrivessimo che nel partito fondato da Silvio Berlusconi non esistono scricchiolii, diremmo una bugia bella e buona. Nella maggioranza non c’è più il clima di una volta: Matteo Salvini tuona perchè vengano tassati gli extra profitti delle banche; Taiani gli risponde a tono, sostenendo che quando si parla di tasse a lui viene l’orticaria. Ma la verità è un’altra: dipende dalla primogenita del Cavaliere. Marina deve difendere i suoi interessi (di chi è la Mediolanum?), non fa il minimo passo indietro e fa capire a chi di dovere che gli istituti di credito non si toccano. Non è un bisticcio di poco conto: girano miliardi e con queste cifre nessuno scherza. Così, l’ex giornalista (chi lo ha dimenticato?) si trova tra Scilla e Cariddi: ufficialmente deve mostrare rigidità e fermezza, ma forse in cuor suo comprende che da qualche parte i soldi debbono uscire se si vuole contrastare il passo alla sinistra che continua a polemizzare sul salario minimo, la povertà che aumenta, l’inflazione che ha reso difficile il compito delle madri di famiglia che vanno ogni giorno a far la spesa al mercato.
Il malcontento cresce nel Mezzogiorno
La freddezza di Marina si accompagna ad alcune critiche che si fanno sempre più pressanti se si guarda al Sud. La Campania è in fermento perchè i dirigenti di Forza Italia non piacciono più agli stessi compagni di partito. “Vogliamo un ripristino della democrazia”, aggiungono alzando il tono della voce. In Calabria, la situazione è ancora più pesante perchè l’ex capogruppo di Forza Italia in regione, Domenico Giannetta, ha deciso di candidarsi con Futuro Nazionale alle prossime suppletive. Ma il vero nodo è la linea del partito che viene messo in discussione. Una parte (non si sa quanto considerevole) vorrebbe un lento cammino verso posizioni più moderate (leggi centro); gli altri che la pensano diversamente sono conservatori al cento per cento e non comprendono che cosa stia succedendo al vertice.
Tajani all’angolo tra Salvini e gli scontenti
Così Antonio Taiani è perplesso e cerca di aggirare l’ostacolo puntando il dito accusatore contro Matteo Salvini, “Meglio litigare con la Lega che con gli attuali scontenti di Forza Italia”, ironizza, ma non troppo. Insomma si blinda e tenta di evitare lo scontro parlando ancora di extra profitti. “Non esistono”, spiega, “è una misura che mi ricorda l’Urss”. Comunque sia, nonostante la pazienza e, perchè no, la preparazione politica, Taiani è all’angolo. Meglio: qualcuno vorrebbe metterlo KO subito, ma questo vorrebbe dire creare una crisi con una conseguente scissione degli eredi (virtuali) di Silvio Berlusconi. Congetture e rumors si rincorrono specialmente nel Mezzogiorno, dove la polemica diventa più dura. Roberto Occhiuto, il governatore della Calabria è, sia pure sotterraneamente, il più critico. Il perché è presto detto: aspira a diventare il successore di Taiani, forse con l’appoggio della stessa Marina che ha una gran voglia di cambiare il volto del partito portandolo più al centro. L’idea è quella di riportare l’Italia all’antico, ai tempi della Dc, dove c’erano polemiche e divisioni (come è giusto che sia in un paese democratico) senza però dimenticare il politicamente corretto che oggi è svanito.
Il futuro del partito passa da Marina Berlusconi
Senza perifrasi o ipocrisie, tutto dipenderà da Marina Berlusconi che lavora pensando ad una Forza Italia diversa e meno aggressiva. Conservatori si, ma fino ad un certo punto. Del generale Vannacci non se ne parla proprio e chi ne paventa la sua intromissione nella destra odierna viene catapultato fuori senza tanti complimenti. Il rebus è sempre quello: che cosa vogliono i fratelli Berlusconi, ma soprattutto Marina? Con Taiani si sarebbero dovuti incontrare presto, ma l’appuntamento slitterà perchè in un momento delicato come questo mettere altra carne al fuoco sarebbe molto pericoloso. Per tranquillizzare la piazza (almeno quella che divide la maggioranza), meglio pensare alle primarie in cui il ridicolo diventa quasi obbligatorio. Chi sarà il candidato premier che dovrà vedersela con Giorgia Meloni? Poi: a Venezia si costruirà una nuova moschea che dovrebbe calmare gli animi dei quarantamila islamisti che ambiscono ad averla? “Altrimenti”, minacciano “entreremo in sciopero mettendo in crisi le fabbriche e il turismo”. L’Italia vuole altro? Forse no, si spera.