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Francescani in partenza, l’appello della prof: “Sono la nostra storia. Non possiamo tacere”

September 16, 2026
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Elisa Roscini denuncia l’indifferenza dei fanesi di fronte alla chiusura del convento. Tre Messe di saluto chiuderanno un’epoca

A sinistra la chiesa dei Cappuccini in via Roma, oggi Centro pastorale diocesano e a destra Padre Damiano Angelelli

A sinistra la chiesa dei Cappuccini in via Roma, oggi Centro pastorale diocesano e a destra Padre Damiano Angelelli

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Fano (Pesaro), 16 settembre 2026 – Cinque secoli di presenza francescana si chiuderanno domenica davanti all’altare di San Paterniano. Quel giorno Fano saluterà ufficialmente i frati cappuccini, chiamati a lasciare il convento accanto alla Basilica dopo oltre un secolo trascorso nel cuore religioso della città. Ma insieme alla comunità se ne va un pezzo molto più antico della storia fanese.

La prof Roscini: “I cittadini fanesi vanno a perdere pezzi importanti delle proprie radici spirituali”

A sottolinearlo è la professoressa Elisa Roscini, docente del liceo Nolfi-Apolloni, che affida a un lungo intervento il dispiacere e le domande di chi vede interrompersi un legame durato generazioni. «Si avverte un immotivato silenzio da parte dei cittadini fanesi – scrive – che vanno a perdere pezzi importanti delle proprie radici spirituali e religiose». Un silenzio che pesa ancora di più perché l’addio cade nel 2026, ottavo centenario della morte di san Francesco, mentre in tutta Italia se ne celebrano la figura, il messaggio di pace e il rapporto con il creato. Il saluto sarà scandito da tre celebrazioni: alle 8 la messa presieduta dal rettore della Basilica, padre Giuliano Viabile, alle 11.30 quella con monsignor Giovanni Tonucci e alle 18.30 la celebrazione conclusiva presieduta dal vescovo Andrea Andreozzi.

La presenza francescana a Fano affonda le radici nel Medioevo

La presenza francescana a Fano affonda le radici nel Medioevo. I Cappuccini arrivarono nel territorio già nel 1530, pochi anni dopo la nascita dell’Ordine, stabilendosi inizialmente all’eremo di Sant’Elia a Magliano. L’assistenza agli infermi li portò poi dentro le mura cittadine, quindi a Santa Cristina di Rosciano, nell’area dell’attuale scuola Gandiglio e successivamente in quella dove oggi sorge il Seminario. Più volte, ricorda Roscini, furono proprio i fanesi a chiedere ai frati di non abbandonare la città. Dopo le soppressioni napoleoniche e i provvedimenti del Regno d’Italia, nel 1922 il vescovo Giustino Sanchini mise a loro disposizione la Basilica di San Paterniano e la casa parrocchiale, trasformata nel nuovo convento. Da allora i Cappuccini hanno accompagnato la vita di migliaia di persone: le confessioni, l’ascolto, l’assistenza ai bisognosi, la devozione al patrono, la Mensa dei poveri, l’Opera Padre Pio e l’Ordine francescano secolare. Prima di loro hanno lasciato Fano anche i Frati Minori di Santa Maria Nuova e le Suore Francescane del Bambin Gesù, impegnate per anni nell’educazione dei bambini nei locali di San Marco. Dal 21 settembre, dunque, non rimarrà in città una comunità religiosa francescana residente.

Roscini riconosce che la carenza di vocazioni impone agli ordini religiosi dolorose scelte di ridimensionamento. Ma pone una domanda alla città: «Dove sono finiti i fanesi che lottano perché i loro riferimenti spirituali non se ne vadano?». Perché il 20 settembre non si chiuderà soltanto la porta di un convento. Fano perderà una presenza che neppure le soppressioni ottocentesche erano riuscite a cancellare definitivamente.

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