«Ho perso un amico», esordisce dall’altra parte del telefono Romano Prodi, parlando di Francesco Guccini. «Ci ha lasciato un grande poeta, un grande musicista, ma soprattutto un uomo generoso. Ero andato a trovarlo solo poche settimane fa», aggiunge. Era un legame sincero, quello che legava l’ex fondatore e leader de L’Ulivo a Guccini, tanto che nel 2013 il cantautore disse: «Come Presidente della Repubblica io ci vedrei Romano Prodi, ma so che è quasi impossibile».
Quando vi conosceste?
«Ai tempi dell’Ulivo.
Parliamo del ’95, al massimo ’96. A presentarci furono degli amici in comune. Frequentavamo gli stessi luoghi, a Bologna. Come la celebre Osteria delle Dame».
Cosa vi legava?
«Le vicende di paese. Non parlavamo mai di musica, io e lui, ma quasi sempre di Bologna e dintorni. E poi della politica, del cambiamento della società, di questo Paese. In me Guccini trovava un interlocutore che lo ammirava tantissimo. Recentemente era molto aspro nei giudizi rispetto agli avvenimenti della politica italiana. E preoccupato».
Prima delle presentazioni ufficiali non vi eravate mai incontrati?
«No, mai. Io certamente conoscevo il suo ruolo nella canzone d’autore italiana, ma un incontro non c’era mai stato. Eppure dopo quella prima volta legammo tantissimo. Lo andavo a trovare su a Pavana almeno una volta l’anno, d’estate. Mi piaceva chiacchierare con lui e mi mancherà poterlo fare ancora. Le sue canzoni hanno segnato la cultura di almeno tre generazioni».
La sua preferita qual è?
«Forse Via Paolo Fabbri 43, tratta dall’omonimo disco. Ma in generale tutte quelle che riguardano Bologna e l’Emilia, una terra che ha fortemente amato e raccontato, con tutta la poesia dei suoi versi che tradivano il grande affetto che lo legava a quei luoghi».
Come l’ha trovato l’ultima volta che è andato a fargli visita?
«Insomma. Fisicamente era provato. Ma mentalmente era vispo come un gatto. Uso questa metafora non a caso: quel pomeriggio mi ha anticipato che il suo prossimo libro sarebbe stato dedicato proprio ai gatti. Dovevamo andare a cena, quel giorno. Ma Francesco non ce la faceva. Il mio pensiero più affettuoso va alla moglie Raffaella, alla figlia Teresa, a tutta la sua famiglia e ai tantissimi che gli hanno voluto bene. Mancherà a tutti».
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