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“Franchino” Pesacane, il gruppo di Libera protesta: vietati in extremis i funerali del “padrino” di Boscoreale

August 18, 2026

Una città in silenzio, tappezzata di manifesti funerari per “Franchino” Pesacane, il boss dell’omonimo clan che ha dominato Boscoreale fino all’ultimo blitz che ha decimato il gruppo e l’ha costretto in carcere. La città della pietra vesuviana era tutta al capezzale di “Nonno Franchino”, di “zio Franchino”: parole di affetto familiare e non stampate sui manifesti comparsi fuori dal cimitero, davanti alla parrocchia dell’Immacolata Concezione, sotto l’abitazione dove Francesco Pesacane ha vissuto e lungo diverse strade.

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Tutto lasciava immaginare una partecipazione numerosa all’ultimo saluto al 71enne, morto a casa dopo una lunga malattia, dove si trovava agli arresti domiciliari. La città era pronta a seguire il feretro. Un corteo che però non c’è stato. La partecipazione pubblica è stata fermata dal provvedimento del questore Maurizio Agricola. «Lo Stato tutela il dolore privato dei familiari - ha ribadito il prefetto Michele di Bari - ma non può consentire che la morte diventi occasione di celebrazione pubblica di chi ha scelto di collocarsi fuori dalla legalità».

La scelta

Una decisione maturata per ragioni di ordine e sicurezza pubblica e arrivata dopo l’intervento di Libera Campania. L’associazione di don Luigi Ciotti aveva espresso sgomento per la celebrazione pubblica dei funerali di quello che aveva definito uno dei ras di un gruppo criminale, chiedendo alle istituzioni di adottare le misure previste dalla legge. Il provvedimento ha cambiato lo scenario. Niente chiesa aperta alla partecipazione, niente corteo. Il feretro di Pesacane è stato trasferito nella casa funeraria di Terzigno, comune confinante con Boscoreale, dove si è svolta una breve benedizione alla presenza dei familiari. Poi la salma è partita sotto la scorta dei carabinieri alla volta di Montecorvino, dove è stata cremata. Le ceneri torneranno a Boscoreale per la sepoltura, anche questa in forma privata.

La holding 

Pesacane, fratello dello storico ras Giuseppe, era considerato dagli investigatori una delle figure apicali del clan. Il suo nome era tornato al centro dell’inchiesta condotta dalla Procura di Torre Annunziata e dalla Direzione distrettuale antimafia che, nell’ottobre 2023, aveva portato a 21 misure cautelari contro esponenti dei Pesacane e dei Gallo-Limelli-Vangone.

Secondo la ricostruzione accusatoria, il sodalizio aveva tentato di riorganizzarsi e di riconquistare spazio sul territorio. Estorsioni, droga e usura sarebbero stati i principali settori di attività, con richieste di denaro rivolte a commercianti e imprenditori di Boscoreale, Boscotrecase, Terzigno e Trecase. Le indagini avevano inoltre documentato un presunto accordo di “non belligeranza” con il gruppo Gallo-Limelli-Vangone, dopo tensioni che avrebbero potuto alimentare una nuova faida.

Per Franchino Pesacane la Procura aveva chiesto 20 anni di carcere. Nel marzo 2025 il processo con rito abbreviato si è concluso con 19 condanne, per oltre 164 anni complessivi di reclusione, e due assoluzioni. Un verdetto che ha rappresentato un colpo durissimo per quello che gli investigatori avevano definito il tentativo di “rinascita” dello storico clan. Ora resta il contrasto tra quei manifesti che raccontano il dolore privato e la decisione dello Stato di impedire che quel dolore diventasse una celebrazione pubblica.