A Lione, manifestanti incappucciati si accaniscono contro l’ufficio del turismo con quello che trovano: un estintore, un bastone di ferro, un palo. Poco dopo, andrà completamente in fiamme. A Marsiglia, si coprono il volto con mascherine chirurgiche o maschere da clown e da sci: l’importante è non farsi riconoscere mentre cercano di distruggere a martellate la vetrata del municipio. Spuntano loghi Nike sugli zainetti e i cappellini. A Parigi, il corteo punta a Place de la République e cerca di avanzare contro le cariche della polizia. Si sentono esplosioni: il fumo nero delle auto e delle biciclette a noleggio in fiamme si mescola a quello bianco dei fuochi d’artificio e dei lacrimogeni. Tra gli obiettivi dei gruppi più violenti finiscono anche la catena di enoteche Nicolas, riconoscibile per le tende rosso scuro e le insegne color ocra, e un supermercato Franprix, una delle catene più diffuse nella capitale. Un gruppo di manifestanti ha tentato di raggiungere l’Eliseo, ma è stato respinto dalle forze dell’ordine. Secondo la prefettura di polizia, il corteo non autorizzato è stato fermato e disperso nei pressi della sede della presidenza.
Non ci sono state solo proteste violente. Nella capitale, la prefettura di polizia ha sottolineato che la gran parte dei partecipanti ha sfilato pacificamente, distinguendo i cortei autorizzati dai gruppi responsabili degli scontri e delle devastazioni. Circa 800mila le persone in piazza in tutta la Francia per gli organizzatori. Ieri sera ha spiegato il primo ministro francese Sébastien Lecornu: sono state fermate 1.200 persone e 150 agenti di polizia sono rimasti feriti. È il bilancio di una giornata in cui la protesta studentesca, iniziata un mese fa, si è allargata ad altri settori della società. Agli studenti si sono uniti sindacati, tassisti e lavoratori del pubblico impiego, accomunati dal malcontento per il costo della vita e le condizioni dei servizi pubblici.
Le richieste
Anche la CGT, uno dei principali sindacati francesi, ha sostenuto la mobilitazione, chiedendo «salari e pensioni più alti, prezzi più bassi e la tutela dei servizi pubblici in grado di rispondere ai bisogni delle persone». Una rabbia sociale che attraversa settori diversi e si alimenta del carovita, dell’inflazione e della sensazione di non essere ascoltati dal governo. Gli slogan sono altrettanto eterogenei: accanto ad «Abbasso Macron» compare «Siamo tutti antifascisti», riferiscono i media francesi. Sul fronte degli scontri, il ministero dell’Interno segnala la presenza di gruppi black bloc, ricondotti ad ambienti dell’estrema sinistra. «Le forze dell’ordine sono state prese di mira, negozi sono stati saccheggiati, edifici pubblici sono stati attaccati», ha dichiarato il ministero.
Dura la reazione politica: «Non ci lasceremo intimidire», ha scritto su X il premier Lecornu, che ha accusato i «gruppi di estrema sinistra» di aver «organizzato la violenza in diverse città della Francia». «A questi – puntualizza – si sono uniti dei delinquenti per saccheggiare e distruggere». Un messaggio al quale fa eco anche il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron: «C’è un diritto costituzionale a manifestare e a esprimersi, che viene pienamente rispettato, ma questo diritto comporta anche il rispetto delle persone e dei beni. Invito alla calma e al rispetto», ha dichiarato l’inquilino dell’Eliseo, che tra sei mesi concluderà il suo secondo mandato. «Il problema nasce quando i cortei non sono organizzati e partecipano persone che vogliono soltanto distruggere e creare disordini. E questo è inaccettabile», ha aggiunto.
La manifestazione del 17 ottobre ha segnato anche il ritorno in piazza dei Gilet Gialli, che nel 2018-2019 avevano bloccato il Paese contro il caro carburante, per poi allargare la protesta contro il costo della vita, le disuguaglianze sociali e le politiche del presidente Macron. E i temi non sembrano così diversi per i nuovi «gilet jaunes», «giovani», come sono stati soprannominati da qualcuno sui social: a Dinan, in Bretagna, un ex gilet giallo ha raccontato di essere sceso in piazza nel 2018 contro il prezzo della benzina, che sfiorava i 2 euro al litro, ma oggi è arrivato a 2,25 euro.
Anche Denis Leroy, 64 anni, cuoco in pensione, è stato tra i primi a tornare sabato mattina su una rotonda, indossando per la prima volta dal 2019 il giubbetto di protesta. Queste le parole affidate a Le Monde: «Dalla fine del movimento viviamo guardando gli schermi. La rivoluzione non si fa dietro un computer. Era ora di alzare il sedere dal divano e rimetterci il gilet giallo».
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