«Chi ha distrutto deve pagare, chi ha saccheggiato deve risarcire, chi ha cercato di rovesciare la Repubblica sarà chiamato a risponderne». Il presidente francese, Emmanuel Macron, parla in diretta nazionale alle 20, dopo che il saccheggio e la distruzione hanno preso in ostaggio per due giorni consecutivi Parigi e le altre città del Paese. «Proviamo tutti rabbia e vergogna. Tutte le organizzazioni sindacali e i partiti condannino la violenza» dice con lo sguardo fisso verso la telecamera il presidente.
Le organizzazioni dei commercianti e del turismo sono disperate, raccontano di danni milionari, c'è chi addirittura ipotizza di organizzare delle ronde per difendere i negozi. La Francia è sul baratro. Le manifestazioni contro il carovita e i costi del carburante del 17 ottobre, con centinaia di migliaia di partecipanti in decine di città, ben presto si erano trasformate in un'esplosione di violenza, irrazionalità, assalti, razzie dei negozi e roghi di auto, in cui le motivazioni iniziali della mobilitazione erano ormai offuscate dal fumo dei cassonetti dati alle fiamme.
L'immagine simbolo non è solo quella delle vetrine in frantumi e delle barricate degli Champs-Élysées, ma ancora più resterà nella memoria il video drammatico del Municipio di Limoges, un elegante palazzo del 1800, preso d'assalto dalla follia di centinaia di giovani a volto coperto, dato alle fiamme, con la torre che crolla e i normali cittadini che guardano in lacrime ciò che resta, mentre il sindaco spiega che è pronto a dimettersi. E anche ieri la guerriglia dei casseur è proseguita, a Parigi come a Marsiglia e in altre città: in due giorni sono stati 1.000 gli agenti feriti, 2.300 i manifestanti fermati (tra di loro moltissimi minorenni), 1.500 i negozi e gli esercizi commerciali che hanno subito danni (i dipendenti che perderanno il lavoro difficilmente vedranno una soluzione al problema del carovita da queste azioni).
E poi c'è un giovane manifestante che ha perso una mano a Saint-Etienne, una ragazza di 17 anni che a Mulhouse ha perso un occhio, un manifestante morto per arresto cardiaco a Parigi. Dagli Stati Uniti sia il presidente Donald Trump sia il vice JD Vance trovano terreno fertile per i loro slogan: spiegano che la violenza e il saccheggio in Francia sono l'effetto dell'immigrazione senza controllo. Sono concetti però che riprende in Europa anche un moderato come il primo ministro polacco, Donald Tusk.
La Francia, a sei mesi dalle elezioni, è in ginocchio: il governo di Lecornu è sempre più debole e non è stato in grado di garantire l'ordine pubblico; i candidati alle presidenziali di estrema destra, Marine Le Pen, e di estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, dicono che Macron deve andarsene. Mélenchon, inoltre, pur garantendo che sostiene la protesta pacifica, non spende una parola contro la violenza.
Con queste premesse, Macron parla in tv alle 20. Prima di tutto assicura che la risposta dello Stato sarà ferma: «Mi rivolgo a voi questa sera in un momento di estrema gravità. Estremisti di un gruppo di estrema sinistra, affiancati da numerosi delinquenti, hanno saccheggiato negozi ed edifici pubblici. Perché incendiare il Municipio di Limoges? Come hanno potuto arrivare a questo? Nulla lo spiega, nulla lo giustifica. Proviamo tutti rabbia e vergogna».
Aggiunge: «I nostri prefetti arriveranno persino a vietare determinati assembramenti. Invito tutti i partiti politici a condannare inequivocabilmente ogni forma di violenza. Il Paese ha bisogno di ordine, non di un'escalation». Ancora: «Nonostante la loro professionalità, gli agenti delle forze dell'ordine sono stati vittime di una violenza senza precedenti. Ho chiesto al governo di trarre tutte le lezioni necessarie in materia di raccolta di informazioni e ci sarà completa trasparenza. Le indagini saranno condotte con la massima fermezza». Promette fondi per risarcire i danni subiti dai commercianti.
Poi però prova anche a dialogare con i manifestanti («non confondiamoli con i casseurs»), perché tra gli studenti che hanno protestato nei giorni precedenti e gli 800mila che sono scesi in piazza sabato, ovviamente non c'erano solo violenti che cercavano la distruzione fine a se stessa, l'assalto ai centri commerciali come quelli visti ieri, la devastazione senza alcuno scopo.
Macron: «I nostri giovani provano una profonda ansia riguardo al loro futuro, alla loro capacità di trovare il proprio posto nella società. Capisco i nostri studenti delle scuole superiori e gli universitari, e sono al centro del mio impegno pubblico. Le loro voci devono essere ascoltate. La nostra responsabilità è duplice: ascoltare la rabbia e difendere con fermezza l'ordine repubblicano. Presenteremo proposte concrete». E sul caro carburante: «Questi aumenti di prezzo sono conseguenza del conflitto nel Golfo Persico, al quale la Francia non ha partecipato». Macron oggi partirà per i Paesi del Golfo dove, dice, s'impegnerà «per garantire le forniture francesi di carburante e gas».
Infine, il presidente ha lanciato un appello in vista delle elezioni presidenziali: «Dobbiamo unirci. Il confronto politico deve svolgersi negli incontri pubblici con i partiti, non nelle strade attraverso la violenza. Deve svolgersi nei notiziari, sui giornali e sulle televisioni, in incontri pacifici nei quali le persone si parlano con rispetto, e mai attraverso disordini e rivolte. Il nostro Paese merita delle buone elezioni presidenziali. È davvero importante e richiede uno spirito di responsabilità».
Il discorso solenne di Macron arriva in una delle fasi più drammatiche per la Repubblica: i conti pubblici sono in agonia, tra la gente la rabbia per il carovita si somma ai prezzi alle stelle del carburante e alle condizioni delle scuole. Le parole rischiano però di cadere nel vuoto. La piazza addita Macron (che pure è a fine mandato) come il nemico da fare dimettere. I partiti sentono odore di elezioni e cavalcano gli eventi. Ieri, ad esempio, Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, ha ripetuto: «La Francia è stata umiliata. Macron chieda scusa e che se ne vada». E al termine del discorso del presidente è andato oltre: «Patetico intervento di Macron. Questo potere codardo e smarrito non ha più nulla da dire ai francesi, più nulla da proporre loro. Non ha nemmeno più la forza di proteggerli».
Durante il discorso di Macron, sulle strade della Capitale proseguivano le razzie dei negozi da parte di giovani incappucciati e con il volto coperto. Raccontava la diretta de Le Figaro verso le 21: «Gruppi sparsi di giovani delinquenti stanno tentando di erigere barricate, incendiarle e saccheggiare negozi. Le risorse vengono dispiegate in vari settori della capitale per garantire una risposta rapida, si legge in un comunicato della polizia. Saccheggi di negozi sono stati segnalati a Belleville e in rue Étienne Marcel, e i gruppi sono stati dispersi. Gruppi ostili rimangono nella zona di Châtelet-les-Halles». Per Parigi e il resto della Francia stava per cominciare un'altra lunga notte di cui non si vede la fine.
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