
Diego Rapa, figlio del noto ristoratore Alceo, in una immagine invernale; a destra la finestra scassinata da cui è passato il ladro
Pesaro, 28 luglio 2026 – Sfondano una finestra del ristorante Alceo sulle Siligate, sono le 5,40. Entrano nel locale e puntano dritti alla cassa. Il ladro porta via il cassetto fiscale, ma dentro non trova neppure un euro. Diego Rapa, figlio di Alceo, arriva sul posto in pochi minuti, senza sapere se il malvivente sia ancora all’interno. “Avevo in mano una bottiglia di vetro, ma non sono entrato. Il primo pensiero è stato: se succede qualcosa, vado nei guai io”. Il furto è avvenuto ieri mattina all’alba.
Il racconto di Diego
Secondo il racconto di Diego Rapa, il malintenzionato ha sfondato con un calcio una finestra sul lato della strada. L’allarme è scattato immediatamente. L’uomo sarebbe rimasto dentro appena trenta secondi: pochi passi, la corsa verso la cassa, il cassetto fiscale afferrato e la fuga. Diego Rapa è arrivato dopo circa tre minuti. Subito dopo sono intervenuti la polizia e la vigilanza privata. La Scientifica ha effettuato i rilievi sulla finestra, dove sarebbero rimaste tracce della suola e forse impronte digitali.

Sul posto è intervenuta la polizia (foto archivio)
L’intervista
Come vi siete accorti dell’effrazione?
“Ho l’allarme collegato al telefono. Quando scatta parte una specie di sveglia ad alto volume e subito dopo chiama la centrale della vigilanza. Ho confermato che non eravamo noi ed entrambi, sia io che la vigilanza, siamo arrivati in pochissimi minuti, perché abito molto vicino”.
Quando è arrivato, il ladro era già fuggito?
“Sì. Io sono stato il primo ad arrivare, ma si era già dileguato. Subito dopo, in pochissimi istanti, sono arrivati il vigilante e la polizia. Poi è intervenuta la Scientifica”.
Che cosa ha portato via?
“Il cassetto fiscale. Dentro non c’era nulla, neanche cinque euro. Oggi l’80 per cento dei pagamenti avviene con carta o contactless e nessuno lascia più il fondo cassa. Sono stati più i danni e la paura del valore di ciò che ha rubato”.
La finestra è stata danneggiata?
“Sì, ma per fortuna l’infisso dovrebbe essere recuperabile. È già intervenuta la ditta. Quando capita una cosa del genere, poi ti senti insicuro anche nel luogo in cui lavori”.
Perché non è entrato nel locale?
“Non sapevo se la persona fosse ancora dentro. Avevo in mano una bottiglia di vetro, ma non sono entrato. Se avessi ferito il malvivente con un collo di bottiglia rotto, sono certo che avrei rischiato più guai io di lui. Oltre alla paura di una colluttazione e di rimanere ferito, il primo pensiero è stato: non entro, perché se succede qualcosa vado nei guai”.
Che sensazione resta dopo il furto?
“Resta un sentimento di insicurezza e di amarezza. Parlo da cittadino prima ancora che da titolare di un’attività. Chi lavora, dà lavoro, crea ricchezza e paga le tasse deve sentirsi protetto”. Che cosa chiede alle istituzioni?
“Chiedo pene veramente severe per chi commette furti, rapine e scassi. La sicurezza deve tornare ad avere un ruolo centrale e la proprietà privata deve essere rispettata. A mio giudizio Pesaro non è più una città sicura come era un tempo. Ringrazio però la polizia e la vigilanza, che sono intervenute in pochissimi minuti”.