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Furto di fentanyl all'Ospedale Israelitico di Roma, SIAARTI rassicura: «In ospedale è un farmaco sicuro e indispensabile». | AssoCareNews.it

July 13, 2026

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Dopo il furto di 80 fiale, gli anestesisti rianimatori invitano a non confondere il mercato illegale con l’utilizzo terapeutico controllato. «Il rischio è alimentare paure che penalizzano i pazienti con dolore severo».

Il furto di 80 fiale di fentanyl dalla farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma ha acceso il dibattito su uno degli analgesici più potenti utilizzati in medicina. Di fronte all’eco mediatica dell’episodio, la Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) è intervenuta per ribadire un concetto fondamentale: il fentanyl utilizzato negli ospedali è un farmaco essenziale e sicuro quando viene somministrato secondo rigorosi protocolli clinici.

L’obiettivo degli specialisti è evitare che un episodio di cronaca possa generare timori ingiustificati tra pazienti e operatori sanitari, compromettendo l’accesso a cure indispensabili per il controllo del dolore.

«La sicurezza dipende dal controllo clinico».

La presidente di SIAARTI, Elena Bignami, sottolinea come il fentanyl rappresenti da decenni uno strumento fondamentale per anestesisti, rianimatori e specialisti della terapia del dolore.

In ambito ospedaliero, spiega, il farmaco viene somministrato in dosaggi estremamente precisi, calcolati al microgrammo, esclusivamente da personale altamente qualificato e con un monitoraggio continuo delle condizioni del paziente.

Non è quindi la molecola in sé a rappresentare un pericolo, ma l’uso improprio al di fuori dei percorsi sanitari controllati. È proprio l’organizzazione clinica, fatta di competenze, protocolli e sorveglianza costante, a garantire la sicurezza della terapia.

Il timore: il ritorno dell’oppiofobia.

A preoccupare gli esperti è soprattutto il possibile effetto che notizie di questo tipo possono avere sui pazienti affetti da dolore cronico e oncologico.

Flaminia Coluzzi, responsabile della Sezione Dolore Oncologico e Cure Palliative di SIAARTI, ricorda il lungo lavoro svolto negli ultimi anni per superare la cosiddetta “oppiofobia”, ovvero la paura dell’utilizzo degli oppioidi sia da parte dei pazienti sia, talvolta, degli stessi professionisti.

Secondo Coluzzi, il rischio è che un episodio di cronaca nera induca alcune persone a rinunciare o a ritardare trattamenti fondamentali per il controllo del dolore, con ripercussioni importanti sulla qualità della vita, sull’autonomia e persino sulle relazioni sociali.

Per molti malati oncologici, infatti, una terapia antalgica efficace rappresenta un elemento essenziale del percorso di cura.

La dipendenza da uso terapeutico è rara.

Un altro aspetto evidenziato da SIAARTI riguarda il tema della dipendenza.

Silvia Natoli, dell’Area Culturale Medicina del Dolore della società scientifica, precisa che la dipendenza patologica conseguente a un utilizzo clinico appropriato del fentanyl rappresenta un evento raro.

La situazione cambia completamente quando il farmaco viene reperito attraverso canali illegali, privi di qualsiasi controllo sanitario.

In questi contesti vengono meno tutti gli elementi che caratterizzano la prescrizione medica: la valutazione clinica del paziente, il dosaggio personalizzato, il monitoraggio degli effetti, la gestione delle eventuali complicanze e il follow-up continuo.

Il ruolo dei professionisti sanitari.

Anestesisti, medici della terapia del dolore, infermieri e farmacisti ospedalieri svolgono un ruolo determinante nell’utilizzo sicuro degli oppioidi.

Ogni somministrazione avviene seguendo procedure rigorose che prevedono la verifica della prescrizione, il controllo delle dosi, il monitoraggio dei parametri vitali e la rivalutazione continua dell’efficacia e degli eventuali effetti indesiderati.

Si tratta di un percorso assistenziale che riduce al minimo i rischi e consente di utilizzare il fentanyl in sicurezza anche in pazienti particolarmente complessi.

Cronaca e sanità non vanno confuse.

Per SIAARTI il furto avvenuto all’Ospedale Israelitico rappresenta un grave episodio criminale che dovrà essere accertato dalle autorità competenti, ma non deve alterare la percezione di un farmaco che continua a essere indispensabile nella pratica clinica quotidiana.

Il messaggio degli specialisti è chiaro: distinguere tra abuso illegale e impiego terapeutico è fondamentale per evitare che la paura comprometta il diritto dei pazienti a ricevere cure efficaci contro il dolore.

In un momento in cui la medicina del dolore punta sempre più a garantire qualità di vita e appropriatezza terapeutica, gli esperti invitano a mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza, senza però alimentare allarmismi che rischiano di penalizzare proprio le persone più fragili.

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