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La felicità non è una formula quantistica

September 28, 2026

Gabriella Greison racconta perché la fisica può aiutarci a fare domande senza pretendere di darci istruzioni per vivere. Da Louis de Broglie al confine tra scienza e metafora, aspettando l’incontro di Gallarate del 29 settembre organizzato dal Gruppo donne di Confapi in collaborazione con i Giovani imprenditori

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Gabriella Greison, fisica, scrittrice e divulgatrice scientifica, sarà al Teatro Condominio Vittorio Gassman di Gallarate il 29 settembre, ospite del Gruppo Donne di Confapi Varese, in collaborazione con il Gruppo Giovani Imprenditori di Confapi. Al centro dell’incontro ci sarà la fisica quantistica, raccontata non soltanto come materia scientifica, ma come occasione per riflettere sull’incertezza, sull’identità, sulle relazioni e sul modo di affrontare il cambiamento. La scelta di invitarla nasce dalla volontà di portare questi temi fuori dai luoghi tradizionali della divulgazione e di rivolgersi contemporaneamente ai giovani, agli imprenditori e alla comunità.
Il filo conduttore sarà il lavoro che Greison ha dedicato a Louis de Broglie, il fisico francese che propose l’idea della natura ondulatoria della materia, una figura e un’intuizione dalle quali partire anche per interrogarsi sul proprio posto nel mondo e su modelli d’impresa più aperti, collaborativi e attenti alle persone. In vista dell’appuntamento di Gallarate, abbiamo rivolto a Gabriella Greison alcune domande sul rapporto tra fisica e vita, ma anche sul confine, oggi particolarmente delicato, tra scienza, metafora e pseudoscienza.

La parola “quantistico” oggi è un po’ inflazionata e viene spesso usata in contesti motivazionali o pseudoscientifici. Come si può parlare di felicità attraverso la fisica quantistica senza farle dire cose che la fisica non dice?
«La parola “quantistico” ormai viene applicata a tutto: diete, creme, meditazioni e probabilmente presto anche ai materassi. Io parto sempre dalla fisica vera. La felicità non è una formula quantistica, ma la fisica può offrirci immagini potenti per pensare: possibilità, incertezza, trasformazione. La scienza apre domande; la pseudoscienza vende risposte».

Tra tutti i fisici che hanno dato contributi importanti alla fisica quantistica, perché ha scelto proprio Louis de Broglie, non certo tra i più popolari? Che cosa ha trovato nella sua storia che sentiva particolarmente vicino?
«Ho scelto Louis de Broglie perché ha avuto il coraggio di immaginare che la materia potesse comportarsi come un’onda. Era appartato, ostinato, poco incline allo spettacolo: quindi perfetto per finire in uno spettacolo. La sua storia dice una cosa che sento vicina: a volte l’idea più rivoluzionaria arriva dalla persona che parla più piano».

La fisica può davvero insegnarci qualcosa su come vivere, o siamo noi a proiettare su di essa ciò che vorremmo sentirci dire?
«La fisica non distribuisce istruzioni per la felicità. Ci insegna però a convivere con l’incertezza, a cambiare prospettiva e a dubitare delle evidenze. Non ci dice come vivere: ci impedisce di vivere con una sola risposta. Il sottotitolo del libro parla di cambi di frequenza e rinascite personali».

Qual è stato il cambio di frequenza più importante della sua vita?
«Il mio cambio di frequenza più importante è stato lasciare il percorso già tracciato della ricerca e portare la fisica nei libri e sui palcoscenici. Ho smesso di aspettare il posto giusto e ho costruito il mio. A volte rinascere significa cambiare ambiente prima che sia l’ambiente a spegnerti».

Nel libro la fisica diventa anche una metafora dell’esistenza. Dove finisce la fisica e dove comincia la metafora? È un confine a cui presta particolare attenzione?
«Il confine è molto preciso: la fisica descrive i fenomeni e richiede prove; la metafora ci aiuta a riconoscerci dentro quelle immagini. Lo dichiaro sempre, perché una metafora può illuminare, ma non può travestirsi da esperimento. Le equazioni sono severe: non accettano licenze poetiche. Gli editori, qualche volta, sì».

A Varese recentemente è venuto Federico Faggin, il padre del microprocessore, che parla a sua volta di fisica quantistica e campi di energia in relazione a fenomeni che sconfinano nella metafisica. Secondo lei, dove si trova il confine tra ciò che la fisica quantistica può effettivamente dirci sulla realtà e ciò che invece appartiene alla filosofia, alla metafisica o all’interpretazione personale?
«La fisica quantistica parla del comportamento della materia e della luce su scala microscopica, attraverso teorie verificabili. Filosofia e metafisica possono partire da quelle scoperte per formulare altre domande, purché sia chiaro quando si esce dal laboratorio. Il mistero è prezioso; usarlo come certificato scientifico lo rende soltanto marketing».

Se potesse incontrare oggi Louis de Broglie e fargli una sola domanda davanti a un caffè, che cosa gli chiederebbe?
«Gli chiederei: “Quando ha immaginato che una particella potesse essere anche un’onda, ha provato più paura o più felicità?”. Poi lascerei raffreddare il caffè: con de Broglie, prima di berlo, bisognerebbe stabilire se è liquido, onda o stato emotivo».

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