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Garlasco, Cassese: «Il mio errore? L’allarme del negozio di Stasi». La bici nera non sequestrata e quel “buco” su Sempio dalle 9 alle 10

September 23, 2026

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, sono alcuni passaggi delle prime indagini a tornare al centro del caso Garlasco. La bicicletta nera, l’allarme del negozio della famiglia Stasi controllato soltanto settimane dopo e le verifiche svolte nel 2007 su Andrea Sempio: a ripercorrerli è stato Gennaro Cassese, all’epoca comandante dei carabinieri di Vigevano, intervistato da Milo Infante nella puntata del 22 settembre di Verità Nascoste.

Cassese ha ricostruito alcuni momenti dell'attività investigativa, distinguendo il lavoro svolto attraverso gli accertamenti tradizionali dalle risultanze scientifiche che arrivavano dai RIS. Ma soprattutto ha indicato un elemento preciso che, a distanza di anni, considera un errore: il mancato controllo tempestivo dell'allarme del negozio del padre di Alberto Stasi. Un particolare che si intreccia direttamente con uno degli elementi più discussi dell'inchiesta: la bicicletta nera.

Cassese: «Il mio errore? L'allarme del negozio»

Quando Infante gli ha chiesto se ci fosse qualcosa che oggi si rimproverasse, Cassese ha indicato un solo punto: «L’allarme dell’officina del negozio del padre di Stasi. Quell’elemento doveva essere controllato nei tempi dovuti, non 45 giorni dopo». L'ex comandante ha raccontato di avere scoperto in seguito, durante una trasmissione, che il negozio era dotato di allarme e di avere quindi contattato il maresciallo Marchetto chiedendogli di redigere una relazione di servizio.

La tempistica diventa centrale perché proprio all'interno dell'officina era stata vista una bicicletta nera. Infante ha quindi chiesto a Cassese perché non fosse stata sequestrata. La risposta dell'ex comandante parte da un punto preciso: «Quella bicicletta, per me, non era come quella descritta dalla Bermani». Cassese ha inoltre sottolineato che si stava parlando di un controllo effettuato 45 giorni dopo, aggiungendo di non poter sapere se quella fosse la stessa bicicletta vista precedentemente da Marchetto.

La bicicletta nera e il mancato sequestro

Sul punto Cassese ha però aggiunto un'altra considerazione legata alla gestione delle indagini: «La mia esperienza dice che quella bicicletta, il 13 mattina, andava sequestrata». Il nodo, secondo la ricostruzione fornita dall'ex comandante a Verità Nascoste, resta però l'allarme. Se fosse stato verificato immediatamente che il sistema era attivo, ha spiegato, la valutazione della bicicletta avrebbe assunto un peso diverso.

Durante la trasmissione è intervenuto anche Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, che ha ricordato come nella sentenza la questione della bicicletta venga affrontata attraverso una «macrodescrizione». Il legale ha sostenuto che nella ricostruzione esistano «buchi oggettivi», pur ribadendo il rispetto per la sentenza.

Cassese e il ruolo dei RIS

Il confronto tra Infante e Cassese ha riguardato anche un altro punto: perché Alberto Stasi fosse diventato il principale sospettato e quale fosse il peso degli elementi scientifici. Cassese ha spiegato che le indagini tradizionali non si erano concentrate esclusivamente sull'allora fidanzato di Chiara Poggi: furono ascoltate più di 200 persone e vennero effettuati numerosi riscontri.

Diverso, nella sua ricostruzione, era il quadro proveniente dagli accertamenti scientifici.

«Poi c’è la parte scientifica, che ci collocava Alberto Stasi sulla scena del crimine», ha affermato. Infante gli ha quindi contestato alcuni degli elementi discussi negli anni, a partire dall'impronta 33. Cassese ha spiegato che all'epoca il RIS la indicava come non attribuibile e che, proprio per questo, dal punto di vista dell'indagine tradizionale non poteva essere valutata come appartenente a una persona precisa. «Non ho la conoscenza scientifica per giudicare quello che hanno fatto i RIS», ha precisato. E ancora: «Se un reparto scientifico mi dà delle notizie, le considero per tali».

Le impronte di Cassese nella casa

Durante l'intervista è stato affrontato anche il tema delle impronte dello stesso Cassese trovate su una parete della villetta. L'ex comandante ha spiegato di essere sceso in cantina e di essersi accorto di avere toccato il muro. A quel punto, ha raccontato, avrebbe informato i RIS dell'accaduto e chiesto che gli venissero prese le impronte proprio per poter procedere per esclusione. Cassese ha inoltre ricordato l'esistenza di una fotografia che lo ritrae mentre riceve l'allora pm con guanti e calzari.

Andrea Sempio, cosa disse Cassese sulle indagini del 2007

Un altro passaggio del confronto ha riguardato Andrea Sempio e gli accertamenti svolti all'epoca nei suoi confronti. Alla domanda se fosse stato sufficientemente approfondito il suo ruolo, Cassese ha risposto che nel 2007 le dichiarazioni di Sempio furono sottoposte a verifiche e considerate coerenti con quanto emerso in quel momento: «Il suo comportamento per noi era giustificato, abbastanza lineare».

L'ex comandante ha aggiunto che, se gli investigatori avessero avuto all'epoca elementi diversi, gli approfondimenti sarebbero stati conseguenti. Infante ha quindi spostato l'attenzione sulla mattina dell'omicidio, chiedendo quale fosse esattamente l'alibi di Sempio e soffermandosi sulla fascia compresa tra le 9 e le 10. Cassese ha risposto: «L’alibi di Sempio è essere stato a Vigevano, poi bisogna vedere l’epoca della morte». E sul periodo indicato dal conduttore ha aggiunto: «Nessuno può dire cosa abbia fatto dalle 9 alle 10». L'ex comandante ha però contestualizzato quella circostanza ricordando che nel 2007 l'orario della morte preso in considerazione dagli investigatori era diverso, indicando le 11.30.

«Per me l'errore più grosso resta l'allarme»

È proprio qui che Cassese è tornato sul punto che considera centrale nel riesame del proprio lavoro. Di fronte alle domande di Infante sulle verifiche effettuate allora e sugli elementi emersi successivamente, l'ex comandante ha ribadito: «Per me l'errore più grosso è comunque l'allarme». 


Ultimo aggiornamento: mercoledì 23 settembre 2026, 14:03

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