Per Andrea Sempio è l'ultima occasione: dimostrare ai pm pavesi di non essere l'assassino di Chiara Poggi. Lo sostiene davanti alle telecamere: «Con questo omicidio non c'entro nulla, la mia vita adesso è sospesa». E lo fa con cinque consulenze depositate ieri dai suoi legali in Procura, la cui sintesi è: l'orma del piede dell'omicida rilevata nella villetta di via Pascoli «corrisponde a una suola taglia 40», mentre lui indossa il 44, l'impronta 33 sul muro delle scale che conducono alla cantina dove giaceva il corpo della vittima non è insanguinata, il Dna sotto le unghie di Chiara non è attribuibile a lui ed equivale a Ignoto 2.
Rinvio a giudizio
Dopo la chiusura indagini, l'ex commesso guarda in faccia la realtà: «Mi auguro di non arrivare al vero e proprio processo, ma il fatto che ci sia una richiesta di rinvio a giudizio ce lo aspettiamo». Ipotesi ritenuta probabile anche dalla sua avvocata Angela Taccia, che si dice «stufa di queste archiviazioni che non sono mai definitive. Andrea Sempio non può essere indagato a vita, tanto vale andare a processo e accertare una volta per tutte i fatti perché altrimenti non vive più». Ieri la legale era in Procura per ascoltare altre intercettazioni e consegnare alcuni video di esperimenti giudiziari condotti in questi mesi, materiale che si aggiunge alle cinque nuove consulenze.
Due riguardano il piede di Sempio. Tra salotto, corridoio, bagno, salottino e cucina di casa Poggi, spiegano gli esperti, «sono state individuate 25 tracce riconducibili a un'unica tipologia» di suola a pallini. I tecnici hanno acquistato «sei paia di scarpe originali Frau usate (dalla taglia 39 alla 44) ed effettuato i rilievi presso un opificio specializzato nella progettazione di stampi industriali», concludendo che l'orma «presenta una maggiore corrispondenza dimensionale con la taglia 40 piuttosto che con la taglia 42». E con ciò escludono sia il 44 di Sempio, sia il 42 di Alberto Stasi. Quanto all'aumento di peso «di circa 14 chilogrammi» dell'indagato «tra il 2007 e il 2026», non può portare a «un incremento della larghezza dei piedi superiore a due centimetri».
Capitolo cruciale, quello sull'impronta 33. Gli specialisti rimarcano che «non è emersa alcuna prova scientificamente validata della presenza di sangue, né un'interferenza tale da falsare il test Obti negativo del 2007». Puntano il dito contro «un profondo vizio metodologico nell'uso di software di elaborazione digitale» da parte di altri consulenti, perché «tali strumenti possono misurare valori cromatici, livelli di grigio o raggruppare pixel, ma non identificare la natura biologica di una sostanza». Non basta «la mera compatibilità cromatica»: è «solo una somiglianza digitale e non una prova biologica» di sangue nella 33.
Come Ignoto 2
Infine la presenza del Dna attribuito a Sempio sotto le unghie di Chiara Poggi. L'aplotipo Y «identifica un lignaggio paterno e non una persona», inoltre «nessun dato consente di stabilire come e quando il materiale si sia depositato», se dalla stessa vittima in un estremo tentativo di salvarsi o da oggetti toccati dall'ex commesso quando frequentava la villetta. E soprattutto va considerato alla stregua di quel profilo parziale e misto, mai attribuito, sull'anulare della mano sinistra di Chiara, quello del cosiddetto «Ignoto 2». Anche sulla dinamica dell'omicidio la difesa giunge a conclusioni opposte rispetto alla Procura. La giovane, per i consulenti di Sempio, è morta in un lasso non quantificabile e non si è difesa. Se la relazione dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo amplia fino a un'ora la sopravvivenza dal momento dell'aggressione, per il collegio dell'indagato è impossibile stabilire «con sufficiente affidabilità una durata così precisa», mentre la rilettura delle ferite è fondata «su fotografie giudicate di qualità limitata».
Ora i pm hanno nove mesi per chiedere il rinvio a giudizio di Sempio, ma i tempi saranno assai più rapidi. Se accolto, si aprirà l'udienza preliminare davanti al gup.
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