La Procura di Pavia non ha mai presentato richiesta di revisione della sentenza di condanna di Alberto Stasi, come precisa con l'ultima chiusura indagini sul delitto di Garlasco, ma alla luce degli elementi investigativi raccolti la Procura Generale potrebbe muoversi in modo autonomo. E' l'auspicio della difesa dell'ex bocconiano, condannato a sedici anni per il delitto di Chiara Poggi, nel 2007 sua fidanzata, che chiede di "accertare tutte le responsabilità, perché quanto accaduto a Stasi non possa e non debba mai più ripetersi".
Il riferimento, neppure troppo implicito, è alle indagini dei carabinieri del Ris. Irreprensibili per l'ex generale Luciano Garofano, vent'anni fa comandante del Reparto Investigazioni Scientifiche, convinto dell'"onestà" dei suoi collaboratori al punto da escludere irregolarità. Tanto più, ricorda, che "le analisi sono state fatte alla presenza dei consulenti di parte", particolare che a suo dire "sgombra il campo da qualsiasi dubbio". Di parere opposto Giada Bocellari e Antonio De Rensis, legali di Stasi, che parlano di "pagina triste per la giustizia" per quanto si dicano confortati dalla capacità della giustizia stessa di rimediare". Per presentare istanza di revisione c'è bisogno di un elemento di 'novità' che sia idoneo a ribaltare il giudicato penale e che dimostri che il condannato andava prosciolto. E le conclusioni della Procura di Pavia sembrano indicarne più d'uno. La scarpa del killer compatibile con quella di Andrea Sempio, l'amico del fratello della vittima unico indagato nella nuova inchiesta, ma anche il profilo genetico sul pedale della bicicletta.
Inizialmente attribuito a Chiara Poggi, il giorno successivo "era risultato totalmente negativo", ma di questo elemento scoperto dai consulenti della difesa per "scagionare" Stasi non c'è traccia in alcun atto nei suoi confronti. Su questo dato, "che indirizzò irrimediabilmente le indagini del 2007, fu tuttavia costruito gran parte del castello accusatorio contro Stasi", insiste la sua difesa, compreso "l'inesistente scambio/sostituzione dei pedali nel 2014 e l'ipotesi di biciclette mai esistite, che ha poi trovato spazio nella sentenza di condanna a 16 anni di reclusione inflitta a Stasi". Ecco perché, a quasi vent'anni da uno dei casi giudiziari più dibattuti e complessi della recente storia italiana, la revisione per l'ex bocconiano sembra più vicina.
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