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Gas acquistato dallo Stato nel 2022 e rivenduto a prezzi più bassi: 3 miliardi di buco

August 30, 2026
Cesare Treccarichi

L'inflazione causata dalla guerra in Ucraina ci è costata molto, tra un aumento generico dei prezzi al consumo e delle bollette di luce e gas. Ma ora abbiamo una stima più precisa sull'esborso dello Stato: 3 miliardi di euro. Una perdita secca. All'apice della crisi di approvvigionamento delle forniture russe, il governo era infatti corso ai ripari acquistando miliardi di metri cubi di gas ai prezzi eccezionalmente elevati dell'epoca per riempire gli stoccaggi e ridurre il rischio di carenze. Ora, il gas non usato è stato messo all'asta da Snam, ma i prezzi sono quattro volte inferiori rispetto al passato: è impossibile recuperare i costi. La perdita viene recuperata dalle bollette, ma non solo.

Le 10 aste di Snam

Dopo dieci aste svolte tra il 25 giugno e il 27 agosto, Snam ha venduto poco meno di 1,9 miliardi di metri cubi sui 2,2 miliardi messi sul mercato. I ricavi lordi si aggirano intorno al miliardo di euro. Restano dunque circa 309 milioni di metri cubi, che saranno riproposti nell'asta programmata per il 3 settembre, secondo il programma pubblicato dall'azienda controllata dallo Stato. 

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Una piattaforma per l'estrazione di gas (foto LaPresse)

Gli esiti pubblici del Gestore dei mercati energetici riportano i prezzi, le quantità e il numero di operatori con offerte accettate, ma non le ragioni sociali degli aggiudicatari. Ad esempio, nell'ultima sessione del 27 agosto risultano due operatori, ma in altri giorni il numero è arrivato anche a ventitré. 

Il miliardo ricavato è soltanto una parte del valore recuperato vendendo il gas acquistato quattro anni prima a prezzi molto più alti. La somma verrà trasferita alla Cassa per i servizi energetici e ambientali, la Csea, per ridurre, fino al 31 dicembre 2026, gli oneri di trasporto e distribuzione applicati ai clienti industriali direttamente connessi alla rete, alle imprese gasivore e agli altri grandi consumatori sopra 80 mila metri cubi l’anno. In più, serviranno a finanziare, fino a 200 milioni, il nuovo "servizio di liquidità" concepito per aumentare l’offerta sul mercato italiano e contenere gli effetti dei maggiori costi di importazione dal Nord Europa.

Perché il governo ha comprato il gas a prezzi record

Il governo aveva affidato a Snam e al Gestore dei servizi energetici (Gse) un "servizio di riempimento di ultima istanza" per comprare gas sul mercato e riempire gli stoccaggi al di sopra dell'obiettivo dell'80 per cento stabilito dalla Commissione Ue, arrivando al 90 per sopperire alla riduzione delle forniture dalla Russia.

Secondo i dati pubblicati da Arera, nel 2022, il Gse e Snam avevano acquistato 37,7 milioni di megawattora di gas, per un costo di 6,684 miliardi di euro.  L'acquisto avveniva in una fase eccezionale: nell'agosto 2022 le quotazioni europee del gas hanno toccato i 300 euro per megawattora. Ad esempio, secondo la documentazione parlamentare, il Gse aveva acquistato circa 1,637 miliardi di metri cubi - pari a 17,878 milioni di megawattora - spendendo 3,995 miliardi di euro. Il costo medio era stato di 223,5 euro per megawattora.

Come si arriva a 3 miliardi di buco

Ma quando il gas acquistato doveva essere venduto, i prezzi erano già crollati. Considerando i primi 5,679 milioni di megawattora messi sul mercato post crisi, il prezzo medio ottenuto è stato di circa 66 euro per megawattora, producendo una perdita di 892,68 milioni di euro. A questi poi si sono aggiunti gli altri lotti.

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La possibilità di una minusvalenza era stata segnalata già prima degli acquisti. Nel luglio 2022, Arera avvertiva della "possibile insufficienza dei ricavi ottenuti dalla vendita del gas" nel caso in cui i prezzi di cessione fossero risultati inferiori a quelli di acquisto. 

Il bilancio 2025 del Gse segnala la svalutazione del gas rimasto per una perdita di circa 3,25 miliardi alla fine del 2025. I prezzi più elevati delle altre aste del 2026 hanno ridotto quel valore, portando comunque la stima finale verso i 3 miliardi: è la differenza tra i prezzi 2022 e 2026. 

Chi paga la perdita e quanto è finito in bolletta

Il Gse aveva ricevuto dallo Stato un prestito infruttifero fino a quattro miliardi per comprare il gas. Il decreto Bollette del 2025 ha successivamente stabilito che il Gestore restituisse allo Stato soltanto gli importi effettivamente ottenuti dalle vendite effettuate entro il 2024. La parte non recuperata del finanziamento non è quindi stata restituita integralmente al Tesoro.

Bollette sempre più care per luce e gas e non solo per la guerra :foto LaPresse)
Bollette sempre più care per luce e gas (foto LaPresse)

Inizialmente, Arera voleva raccogliere fondi tramite la componente tariffaria "Osstui" delle bollette del gas durante l'inverno 2024-2025: valeva  2,26 centesimi al metro cubo, che su un consumo di 1.000 metri cubi nel semestre significava 22,60 euro, prima di Iva. Ma per evitare che questo costo gravasse sul gas utilizzato dalle centrali, Arera ne ha disposto il rimborso ai produttori, trasferendo però l'onere sulle bollette della luce attraverso il corrispettivo di dispacciamento "Pother", altra componente tariffaria. Da qui, il Gse ha contabilizzato circa 116 milioni di rimborsi.

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Alla fine il Gse dovrà restituire al bilancio dello Stato soltanto le somme incassate dalle vendite effettuate entro il 31 dicembre 2024, mentre i proventi successivi devono essere trasferiti alla Csea e destinati a misure contro il caro energia. Di tutto il resto si fa carico il bilancio statale.

Arera afferma che, dopo queste modifiche, le criticità finanziarie di medio periodo risultano “rientrate”. Il costo, quindi, è stato distribuito fra bilancio dello Stato, conti della Csea e componenti pagate dagli utenti dei sistemi gas ed elettrico. 

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