Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha respinto il piano in 15 punti per Gaza elaborato dal presidente americano, Donald Trump. Netanyahu ha ribadito che Israele non accetterà un ritiro delle proprie forze dalla Striscia prima del disarmo di Hamas.
Netanyahu respinge il piano di Trump per Gaza
Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha respinto il piano in 15 punti per Gaza di Donald Trump. Netanyahu ha affermato, il 9 agosto 2026, che non accetterà il piano elaborato dal Board of Peace.
"Voglio chiarire questo punto: Israele respinge il documento in 15 punti. Ho sentito gente dire: 'Non l'avevi detto'. Quindi lo ripeto", ha affermato il premier israeliano durante una riunione di gabinetto.
Le parole di Netanyahu sono rivolte al piano di pace di Trump presentato nel 2025. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato a fine luglio una svolta che riguarda l'esecuzione del piano di pace, annunciando che Hamas ha accettato il disarmo. Non ha però menzionato un'eventuale tabella di marcia per il disarmo. Hamas ha invece dichiarato la propria disponibilità a disarmarsi ma solo dopo il completo ritiro delle forze israeliane da Gaza e la cessazione di tutte le ostilità.
Netanyahu ha quindi escluso un ritiro delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza prima del disarmo di Hamas. Ha aggiunto che "le forze di difesa israeliane non effettueranno alcun ritiro finché Hamas non sarà disarmato".
La proposta del Board of Peace prevede un ritiro graduale legato al processo di disarmo. Man mano che questo avviene, le forze israeliane dovrebbero ritirarsi da Gaza.
Il confronto sul piano di pace per Gaza
Netanyahu ha, inoltre, dichiarato che Israele sta "dialogando con gli americani su questo argomento".

Hanno delle idee, alcune delle quali ci sono accettabili e altre no, e sappiamo come rimanere fermi sulle nostre posizioni.
Le dichiarazioni di Israele e Hamas evidenziano le divergenze tra le parti, mentre dall'ottobre 2025 prosegue un fragile cessate il fuoco. Il piano di Trump resta così al centro del confronto tra le parti. Il piano di pace, articolato in tre fasi distinte, è ormai in una situazione di stallo da mesi.
All'inizio del mese di luglio, Hamas aveva annunciato lo scioglimento del proprio governo a Gaza. Anche in questo caso, non era stata annunciata una tabella di marcia per il cambio di amministrazione.
Gaza, continuano gli attacchi nonostante il cessate il fuoco
Nonostante il cessate il fuoco, Israele ha condotto attacchi nella Striscia di Gaza. Dall'inizio dell'entrata in vigore della tregua, più di 1.250 persone hanno perso la vita e 4.120 persone sono rimaste ferite. Il bilancio complessivo dall'inizio della guerra a Gaza supera 73.300 morti e più di 174mila feriti.
Netanyahu ha ribadito che "finché sarò primo ministro, non verrà istituito alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania".
Le parole del primo ministro israeliano assumono una particolare importanza mentre il paese si prepara alle elezioni parlamentari che si terranno nel mese di ottobre.
Attualmente, le forze israeliane controllano circa il 60 per cento dell'enclave palestinese. Netanyahu aveva in precedenza affermato di aver dato l'ordine alle forze israeliane di prendere il controllo del 70 per cento di Gaza.
Netanyahu sulle operazioni militari israeliane
"Contrariamente a tutti coloro che ci predicano, noi facciamo ciò che deve essere fatto per la sicurezza di Israele e possiamo e dobbiamo resistere anche contro i nostri migliori amici, quando necessario", ha affermato il premier israeliano.
Negli ultimi mesi, le forze israeliane hanno condotto attacchi contro l'Iran. Alla fine di febbraio, Israele, insieme agli Stati Uniti, ha lanciato un'operazione militare contro l'Iran, dando inizio alla guerra tuttora in corso. Israele ha inoltre condotto attacchi in Libano e avviato un'operazione di terra nel contesto della nuova ondata di ostilità con Hezbollah.