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Giada Zanola lanciata dal cavalcavia dall'ex compagno, Favero fa appello: «Nessuna prova sulla dinamica della caduta»

September 23, 2026

PADOVA - Nessuna prova cinematica della caduta del corpo di Giada Zanola sull’A4. Poi una misurazione approssimativa dell’altezza del cavalcavia dal quale la 33enne bresciana – mamma di un bambino – è stata gettata dal suo ex fidanzato Andrea Favero. E ancora la certezza che lei fosse priva di sensi quando, nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2024, era stata caricata in macchina e portata sul ponte a poco più di un chilometro da casa. Sono alcuni dei punti sui quali la difesa di Andrea Favero ha proposto appello contro la sentenza della Corte d’Assise di Padova con la quale Favero, 39 anni, camionista di Vigonza, è stato condannato all’ergastolo. L’appello verrà depositato nelle prossime settimane ma la sinossi dell’atto è già pronta e i punti dai quali partire per chiedere una sentenza diversa, anche.


I MOTIVI


A difendere Favero, accusato di femminicidio,  nel processo in secondo grado è l’avvocato Fabio Crea, del foro di Treviso. Nella sua rilettura delle carte di inchiesta e processo, il legale nota come la sentenza non dia, a suo modo di vedere, una valutazione critica delle questioni tecniche emerse nel corso del dibattimento ma aderisce in maniera acritica a quanto affermato dai consulenti ma le prende come per buone del pubblico ministero Paola Mossa. Secondo il legale, ci sarebbero delle lacune evidenti causate anche dall’assenza di indagini di qualunque tipo sul cavalcavia dal momento che nel maggio 2024 era stata misurata soltanto l’altezza del ponte senza effettuare alcun tipo di genetica o dattiloscopica sul luogo dell’evento. 
In più, è un altro punto sul quale la difesa muove il suo ricorso, la sentenza ha escluso a priori la possibilità che Giada Zanola si sia lanciata dal cavalcavia di Vigonza: per l’avvocato Crea sarebbe invece necessaria una valutazione da parte di uno psicologo della personalità della 33enne basata sui particolari emersi nel dibattimento e sulle testimonianze in aula. Ma anche sui vari messaggi prodotti. Sotto accusa ci sarebbe poi la ricostruzione dinamica del lancio del corpo di Giada oltre il cavalcavia: la difesa fa leva sull’assenza di esperimenti cinematici sulla caduta del corpo dall’alto, tanto in riferimento alle condizioni del luogo degli eventi quanto al tempo impiegato, cioè 1 minuto e 20 secondi.
Dubbi ci sarebbero anche sulle condizioni psicofisiche della mamma 33enne che, per pm e Corte di primo grado, sarebbero state tali da renderla del tutto priva di sensi. Una ricostruzione, sostiene la difesa, che però cozzerebbe con i dettagli tecnici emersi dall’analisi del sistema multimediale installato sulla vettura di Favero che provano in maniera inequivocabile come la vittima fosse in sé e fosse, quindi, salita autonomamente sul veicolo.


IL FATTO


La notte tra il 28 e il 29 maggio 2024 Giada Zanola, 33 anni, originaria di Brescia e mamma di un bambino, cade dal cavalcavia che a Vigonza passa sopra all’A4. Tutto fa pensare ad un suicidio. Nel giro di poche ore però qualcosa cambia. Messo di fronte alle telecamere che riprendevano la sua macchina salire e scendere il cavalcavia sull’A4 di Vigonza (distante poco più di un chilometro dall’abitazione di via Prati 8 nella quale la coppia viveva), Andrea Favero non solo ammette agli agenti della polizia Stradale e della squadra Mobile di aver ucciso la sua fidanzata Giada Zanola ma spiega anche come: afferrandola per le ginocchia, sollevandola e spingendola oltre il parapetto alto 1.96 metri che fa da protezione del cavalcavia. Una confessione che la sera di mercoledì 29 maggio aveva convinto gli agenti a fermare le sue spontanee dichiarazioni – comunque racchiuse nel verbale di sommarie informazioni testimoniali agli atti – e dare il via all’interrogatorio vero e proprio che alle 2.05 di giovedì 30 ha portato al fermo di indiziato di delitto. Confessione inutilizzabile perché fatta senza pm e senza avvocato. E che lui non ha più ripetuto. 
Ma che, alla fine, è servita per indirizzare le indagini, anche in questo caso partite come accertamenti su un possibile suicidio.