“Io sto con Roggero, sabato chiuso”. Il cartello in bella evidenza sulla serranda tirata giù esprime solidarietà al collega 72enne condannato in via definitiva per aver ucciso due ladri e ferito un terzo dopo una rapina (per altro mai incontrato, dunque non conosciuto), ma al tempo stesso vuole anche accendere un riflettore su una professione molto “scomoda”. «Solo chi fa questo lavoro sa quanta adrenalina accumula in corpo, quando entra uno sconosciuto non sai mai chi è», confessa chi certe tensioni, certi stati d’animo li vive sempre, giorno dopo giorno, da anni.
Il giovane Ascanio Burzigotti si è affacciato a questo mestiere da poco tempo, tira avanti l’impresa di famiglia in questa gioielleria appena fuori dalla stazione ferroviaria di Umbertide, nella centralissima via Garibaldi. «Ritengo giusto dare un segnale di solidarietà al collega Mario Roggero». Spiega così la decisione di non aprire come al solito, è consapevole di accendere ulteriormente, a livello locale, un dibattito che in questi giorni sta dividendo l’Italia intera. Ma, a scanso di equivoci e fraintendimenti, chiarisce: «Non voglio parlare del lavoro della magistratura che ha fatto il suo corso, ma del risarcimento che il collega dovrà ingiustamente pagare: in questa maniera si legittima che un delinquente, nel bene e nel male, esce vincitore davanti alla legge».
Poi aggiunge qualcosa sull’esperienza propria e di chi l’ha preceduto: «Non abbiamo mai subito rapine a mano armata perché siamo dotati di un buon sistema di deterrenza con una “bussola” a doppia porta e rileva metalli, ma abbiamo avuto qualche tentativo di furto con destrezza». Nonostante gli accorgimenti e le precauzioni, la paura è la compagna di ogni giorno lavorativo. «La paura c’è sempre, c’è sempre stata e sempre ci sarà», ma questa sensazione, è convinto Burzigotti, potrà attenuarsi «se le istituzioni ci tuteleranno maggiormente, speriamo che la situazione possa migliorare». Per adesso è fondamentale dotarsi di una struttura adeguata, ma «non ci sentiamo protetti». Per questo, «se una persona entra nella prima porta e non è convincente oppure non è conosciuta evito di aprire la seconda e la invito ad uscire. Però - chiarisce - non tutte le gioiellerie hanno la stessa possibilità per motivi di spazio». In ultimo lancia per un appello alle associazioni di categoria: «Sono state vicine e hanno espresso solidarietà a Roggero, ma dovrebbero organizzare uno sciopero di uno, due o tre giorni per dare il segnale che gli operatori del settore sono uniti».
Intanto, Mario Roggero, ccome noto, si è costituito da un paio di giorni nel carcere di Bollate, vicino Milano, accompagnato da moglie e figlia. Mercoledì la Corte di cassazione l’ha condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso a colpi di pistola due uomini e per il tentato omicidio di un terzo: si erano introdotti nel suo negozio, a Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, per mettere a segno una rapina. Era il 28 aprile di cinque anni fa. La famiglia si è già attivata e ha presentato domanda per l’atto di clemenza, i legali del gioielliere hanno depositato istanza per il differimento dell’esecuzione della pena. Mentre infuria il confronto tra innocentisti e colpevolisti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA