La poliomielite è stata quasi sconfitta, ma non è ancora stata eradicata. Dal 1988 i casi di poliovirus selvaggio nel mondo sono diminuiti di oltre il 99%, passando da oltre 350mila all'anno a una circolazione ormai limitata a due Paesi endemici. A ricordarlo - nel 2025 - è stata l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). In occasione della Giornata mondiale della polio, il 24 ottobre, i dati mostrano i progressi della vaccinazione ma anche difficoltà che restano ancora da superare.
Che cos'è la poliomelite
La poliomielite è una grave malattia provocata da tre tipi di polio-virus (1,2 e 3), appartenenti al genere enterovirus. Colpisce il sistema nervoso, provocando la distruzione delle cellule neurali e causando una paralisi che, nei casi più gravi, può diventare totale. Nella maggior parte dei casi, gli effetti più devastanti riguardano i muscoli degli arti superiori e inferiori. Quest’ultimi tendono a perdere tono muscolare e a diventare flaccidi (paralisi flaccida). Se l’infezione si estende sia alle braccia che alle gambe, il malato può diventare tetraplegico. Nella forma bulbare, la più grave, l’agente virale paralizza i muscoli innervati dai nervi craniali, riducendo la capacità di respirare, ingerire e parlare.
Manca una stima globale aggiornata
Non esiste una stima globale aggiornata e univoca di tutte le persone che oggi convivono con gli esiti della poliomielite. Una revisione scientifica pubblicata nel 2015 stimava tra 15 e 20 milioni le persone interessate dalla sindrome post-polio, una condizione che può manifestarsi anche molti anni dopo l'infezione, con nuova debolezza muscolare, stanchezza e difficoltà motorie (studio scientifico su PubMed). Questa cifra, però, riguarda la sindrome post-polio e non rappresenta il numero aggiornato di tutte le persone che hanno avuto la malattia.
Secondo l'OMS, la poliomielite colpisce soprattutto i bambini sotto i cinque anni. Circa un'infezione su 200 provoca una paralisi irreversibile; tra le persone paralizzate, il 5-10% può morire quando vengono compromessi i muscoli della respirazione.
I progressi della vaccinazione
Nel 1988, quando fu lanciata la Global Polio Eradication Initiative, la malattia era endemica in oltre 125 Paesi. Da allora, la vaccinazione e le campagne internazionali hanno ridotto i casi di oltre il 99%. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, gli sforzi di immunizzazione hanno contribuito a prevenire circa 20 milioni di casi di paralisi nei bambini (CDC, programma globale di vaccinazione). Nel 1988, la malattia colpiva 350mila bambini. E sono 3 miliardi i bimbi vaccinati in 30 anni.
Sono stati inoltre eradicati due dei tre sierotipi di poliovirus selvaggio: il tipo 2, nel 2015, e il tipo 3, nel 2019. Rimane il tipo 1, ancora endemico in Afghanistan e Pakistan, come conferma l'OMS.
Per la poliomielite, il cui percorso verso l’eradicazione prosegue, il Sage ha ribadito la progressiva eliminazione dei vaccini orali introducendo la possibilità della riduzione delle dosi nei contesti a basso rischio. I Paesi in cui vengono somministrate tre dosi di vaccino inattivo (IPV) nel primo anno di vita, possono essere ridotte da tre a due le dosi del vaccino orale bivalente (bOPV). In alcune aree prosegue comunque la diffusione del virus selvaggio, mentre in diversi Paesi dell’Africa continua la circolazione di polivirus derivati da vaccino, legata a coperture vaccinali insufficienti.
Afghanistan e Pakistan, i casi del 2026
Ma la sfida è ancora aperta. Secondo il bollettino della Global Polio Eradication Initiative (GPEI) aggiornato al 21 ottobre 2026, l'Afghanistan ha registrato 42 casi di poliovirus selvaggio dall'inizio dell'anno, il doppio dei 21 segnalati nell'intero 2025. In Pakistan, l'ultimo aggiornamento nazionale disponibile al 5 ottobre riportava sei casi nel 2026.
Il problema però non riguarda soltanto questi due Paesi. Il bollettino GPEI segnala anche focolai di poliovirus derivati da ceppi vaccinali in diversi Stati, tra cui Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Sud Sudan e Togo. Questi focolai possono svilupparsi quando il virus circola a lungo in comunità con una copertura vaccinale insufficiente. La priorità resta quindi raggiungere tutti i bambini, soprattutto nelle aree più difficili da raggiungere. Non esiste ancora una cura risolutiva: la vaccinazione resta lo strumento fondamentale per prevenirla. L'OMS sottolinea che finché il virus continuerà a circolare, anche i Paesi che hanno eliminato la trasmissione resteranno esposti al rischio di importazione e di nuovi focolai.