Un vero e proprio ultimatum al governo nazionale. I magistrati onorari dell’Isola e di tutta Italia perdono la pazienza e aprono formalmente la procedura di raffreddamento e conciliazione. Se non arriveranno risposte concrete entro quindici giorni, la macchina della giustizia civile e penale rischia il definitivo congelamento. Una matassa intricata che a Palermo e provincia, dove i giudici onorari gestiscono una fetta enorme del contenzioso quotidiano negli uffici di prossimità, rischia di trasformarsi in un terremoto giudiziario.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso: i fondi per le toghe ordinarie
A far saltare i nervi alle associazioni di categoria sono state le indiscrezioni sulla prossima legge di bilancio. Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, il Governo si appresterebbe a stanziare circa 970 milioni di euro per finanziare gli arretrati e gli aumenti retributivi strutturali dei soli magistrati ordinari.
“Una disparità di trattamento non più tollerabile”, denunciano le sigle sindacali nella lettera firmata il 18 ottobre 2026 e indirizzata ai ministri della Giustizia, dell’Economia, del Lavoro e alla Presidenza del Consiglio. I giudici onorari chiedono che la stessa attenzione finanziaria venga riservata a chi, da oltre vent’anni, porta avanti i tribunali senza coperture assistenziali adeguate.
Le richieste: previdenza, scatti e stop al precariato
Il documento mette nero su bianco una piattaforma di richieste non più negoziabili da inserire nella imminente manovra finanziaria:
- Diritti pregressi e previdenza: Ricostruzione contributiva interamente a carico dello Stato per sanare oltre due decenni di vuoto assistenziale.
- Indennità giudiziaria: Un adeguamento automatico dei compensi ancorato all’inflazione e non inferiore al 4%.
- Tutele base: Riconoscimento certo di ferie, TFR, malattia, maternità e buoni pasto.
- Proroga dell’età pensionabile: Possibilità di rimanere in servizio, su base volontaria, fino a 72 anni per evitare che i magistrati più anziani vengano espulsi dal sistema senza alcuna pensione.
I giudici invocano inoltre la Sentenza 71 del 2026 della Corte Costituzionale, che ha già dichiarato illegittima la rinuncia ai diritti europei su ferie e previdenza precedentemente imposta alla categoria.
Il piano anti-esodo: spunta l’ipotesi di un Fondo Speciale
Per evitare il collasso, le associazioni propongono l’istituzione di un Fondo speciale presso il MEF. Le risorse dovranno servire a coprire i costi della ricostruzione previdenziale, dando priorità assoluta ai magistrati più anziani o prossimi alla cessazione dal servizio che rischiano di trovarsi senza tutele.
Ultimatum di 15 giorni: “Poi sarà battaglia legale e istituzionale”
I canali del dialogo, avviati nei mesi scorsi con il Sottosegretario alla Giustizia Balboni, si sono arenati. Da settembre 2024 si attende una quantificazione delle somme spettanti, ma da Roma è arrivato solo un “silenzio istituzionale incomprensibile”.
Adesso la pazienza è finita. Le associazioni chiedono una convocazione urgente e risposte scritte. In caso di ulteriore inerzia da parte di Palazzo Chigi, i giudici onorari si dicono pronti a bloccare le udienze e a far valere i propri diritti in ogni sede giudiziaria e amministrativa, sia in Italia che in Europa.
Nella foto la protesta dei giudici onorari del 2021