L’estrema destra israeliana vuole un trofeo prestigioso da mostrare agli elettori, a pochi mesi dal voto. E punta a quello più prezioso col rischio, però, di scatenare una guerra di religione che travolga tutto il mondo musulmano: l’occupazione della Spianata delle Moschee, Monte del Tempio per gli ebrei. Ne è convinta la Giordania, regno guardiano dei luoghi sacri di Gerusalemme, che così ha deciso, riporta il Guardian, di convocare una riunione urgente dei ministri degli Esteri di tutto il mondo arabo e islamico, in programma per mercoledì, per discutere come poter affrontare questa minaccia “imminente” che scatenerebbe molto probabilmente una guerra con lo Stato d’Israele.
Le frange più estremiste dell’esecutivo Netanyahu, soprattutto quelle legate al ministro per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, hanno mostrato fin dall’inizio del mandato particolare interesse per il complesso nel quale sorge la Moschea di al-Aqsa, uno dei loghi sacri più importanti per la comunità islamica mondiale. Lo dimostrò il 3 gennaio 2023, poche ore dopo l’insediamento, con l’esponente del governo che passeggiò, seguito da un fitto cordone di agenti della sicurezza, nel perimetro che custodisce il luogo sacro per i musulmani. Un gesto che, allora, venne letto come una provocazione che rievocava quella di Ariel Sharon nel 2000, episodio che scatenò la Seconda Intifada. Riguardandola oggi, la mossa di Ben Gvir fu una dichiarazione di guerra, dato che il leader di Otzma Yehudit si è distinto in questi 3 anni e mezzo per politiche aggressive e senza precedenti nei confronti dei palestinesi, non solo su Gaza, dalla nuova legge sulla pena di morte per i terroristi alle occupazioni illegali in Cisgiordania alle quali ha partecipato in prima persona, sempre a sostegno dei coloni.
Oggi, con il voto di ottobre che si avvicina, è questa la promessa che l’estrema destra sembra voler fare ai propri elettori, secondo Amman: la sovranità sulla Spianata delle Moschee. Anche a costo di scatenare un nuovo conflitto israelo-palestinese. Il messaggio, non a caso, è stato ribadito anche lo scorso 23 luglio, quando sempre Ben Gvir è tornato, insieme a oltre 2mila coloni ed esponenti dell’estrema destra religiosa, a fare irruzione sulla Spianata per pregare e compiere rituali che la Giordania ha definito la peggior violazione della storia moderna. Un modo, però, per chiarire il concetto: quei luoghi appartengono agli ebrei. Questo, però, straccerebbe il trattato sullo status quo secondo il quale solo i musulmani possono pregare nel sito. Un diritto, tra l’altro, che quest’ultimo governo ha violato più dei precedenti, con chiusure arbitrarie durante le festività religiose, respingimenti e azioni violente.
Il regno hashemita è stato allarmato anche dalla recente campagna di reclutamento di ebrei religiosi per una speciale unità di polizia del Monte del Tempio, letta come il preludio a un’occupazione dell’area che potrebbe fomentare l’elettorato estremista nelle settimane immediatamente precedenti le elezioni. “Questa è una minaccia costante, una minaccia pericolosa che stiamo cercando di contrastare con ogni strumento possibile a nostra disposizione – ha detto al Guardian il ministro degli Esteri giordano, Ayman Safadi – Avvertiamo che manomettere lo status quo potrebbe innescare un conflitto religioso che si ripercuoterebbe oltre la Palestina e la Giordania, arrivando all’intero mondo musulmano”.
Alla riunione di mercoledì, oltra ai Paesi della Lega Araba, prenderanno parte anche i rappresentanti di Turchia, Indonesia, Malesia e Pakistan: “Gerusalemme è una polveriera – ha aggiunto il capo della diplomazia giordana – Stiamo cercando di spiegare il pericolo. Stiamo protestando legalmente. Stiamo cercando di creare consapevolezza sul pericolo imminente rappresentato dal proseguimento di queste misure israeliane”.