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Gli istituti occupati sono 25, proteste anche in provincia: al Rossini dopo il raid con gli scooter scatta l'autogestione

October 21, 2026

Dalle scuole del capoluogo agli istituti della provincia, la mobilitazione studentesca continua a guadagnare terreno. Le occupazioni si moltiplicano, altri istituti scelgono il sit-in e davanti ad alcune scuole il confronto si sposta all’esterno, in attesa di capire se la protesta prenderà forme più incisive. Sullo sfondo, le rivendicazioni sul diritto allo studio, il costo della vita e le risorse destinate all’istruzione pubblica. Ma il calendario guarda già alle prossime settimane, quando gli studenti intendono tornare in piazza insieme ai lavoratori.

Nuove iniziative

A Napoli si sono aggiunti al fronte della protesta studentesca il liceo Fonseca e l’Istituto Elena di Savoia, entrambi occupati. Nel complesso scolastico di Fuorigrotta che riunisce Rossini, Boccioni e Labriola, la situazione è differenziata: l’Istituto professionale Rossini ora è occupato, dopo le polemiche (e i danni) per i due scooter entrati nella palestra nei giorni scorsi; il liceo scientifico Labriola ha avviato la mobilitazione lunedì, mentre al liceo artistico Boccioni per ora gli studentiè ancora spaccato a metà tra chi vuoel occupare e chi invece non ne ha l’intenzione. Anche all’Istituto Nitti, gli studenti hanno manifestato davanti all’edificio con sit-in e cori. Si tratta di iniziative che lasciano intravedere la possibilità di un’occupazione, ma sulla quale non ci sono ancora sviluppi definitivi. Restano occupati Genovesi, Umberto, Sannazaro, Pansini, Mazzini, Alberti, Mercalli, Bernini-De Santis, Palizzi, Margherita di Savoia, De Nicola, Diaz, Serra, Vittorio Emanuele II, Cuoco, Vittorini, Gentileschi, Melissa Bassi, Comenio, liceo Artistico e Villari (che disoccuperà oggi) per un totale di 25 istituti.

La  provincia

Il fenomeno inizia a estendersi anche oltre Napoli. Dopo il liceo De Bottis di Torre del Greco, da ieri sono stati occupati il liceo Flacco di Portici, il liceo Nobel di Torre del Greco, l’Istituto Pitagora e il liceo Majorana di Pozzuoli e il liceo Segre di Marano.

Le rivendicazioni si concentrano sul finanziamento della scuola pubblica, sul caro vita e sulle prospettive delle nuove generazioni. Il costo dei libri e delle spese quotidiane, insieme alle difficoltà economiche delle famiglie, viene indicato dagli studenti come uno degli ostacoli che rendono meno accessibile il percorso scolastico. Tra le questioni sollevate ci sono anche le condizioni del personale e la necessità di garantire strutture e servizi adeguati. Gli studenti contestano le misure del decreto legge 170/2026 sulla scuola, in particolare il tetto del 30% per determinate categorie di alunni con cittadinanza non italiana, e si oppone alla realizzazione del Cpr di Castel Volturno. L’obiettivo dichiarato è portare questi temi fuori dalle singole scuole e inserirli in una mobilitazione più ampia, capace di coinvolgere anche il mondo del lavoro.

Le manifestazioni 

E proprio per questo, la mobilitazione studentesca si sposterà a Castel Volturno, dove sabato 24 ottobre è prevista una manifestazione contro i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). L’iniziativa si inserisce nella contestazione delle politiche migratorie e nella richiesta, avanzata dai collettivi, di opporsi a strutture che considerano lesive dei diritti delle persone migranti.

La successiva data bollente è venerdì 30 ottobre, quando è previsto lo sciopero generale nazionale proclamato dall’Usb e da altre sigle del sindacalismo di base. La mobilitazione interesserà diversi settori pubblici e privati, compresa l’istruzione, e vedrà la partecipazione di organizzazioni studentesche e tutti i collettivi studenteschi. Il corteo partirà da piazza Garibaldi per attraversare tutta la città. Al centro della giornata, la richiesta di maggiori investimenti nella scuola pubblica e di interventi contro il caro vita, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra le rivendicazioni degli studenti e quelle dei lavoratori. In occasione di questa manifestazione, è abbastanza plausibile che gran parte delle scuole occupate saranno lasciate libere.

Un’altra tappa di proteste pubbliche fondamentale per il fronte studentesco è prevista per venerdì 20 novembre. Il 20 novembre è infatti in programma l’International Youth Strike, lo sciopero internazionale lanciato da Rete della Conoscenza, Link e Unione degli Studenti con lo slogan «Fight for our future, not their wars!». Nella nota rilanciata dall’Uds, le organizzazioni denunciano che «da mesi vediamo aumentare le spese militari» mentre per scuola, università, sanità, casa e welfare si ripete che mancano le risorse. Youth Strike, scrivono, vuole costruire «un movimento giovanile e studentesco antimilitarista», contro il riarmo e l’austerità, per la giustizia climatica e sociale. Il 20 novembre, annunciano, la mobilitazione entrerà «nelle nostre scuole, nelle nostre università, nelle nostre città». E chiudono con un invito: «Il nostro futuro non ci verrà consegnato: è il momento di lottare per prendercelo». Secondo quanto annunciato dalle organizzazioni coinvolte, in quella giornata lo sciopero studentesco europeo coinciderà con lo sciopero generale della Cgil.