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«Gli Usa valutano di utilizzare la "Madre di tutte le bombe" in Iran»: cos'è la Moab (e perché potrebbe cambiare la guerra)

October 15, 2026

La più potente bomba non nucleare dell'arsenale americano torna al centro dei piani militari di Donald Trump. Si chiama Moab, ma è conosciuta in tutto il mondo come la «madre di tutte le bombe»: un ordigno da quasi dieci tonnellate, capace di sprigionare un'enorme onda d'urto e devastare un'area molto estesa. Ora gli Stati Uniti ne valuterebbero l'impiego contro l'Iran, con possibili obiettivi nelle infrastrutture energetiche e nei siti legati al programma nucleare di Teheran. A rivelarlo è la Cnn, secondo cui l'ipotesi sarebbe contenuta nei nuovi piani elaborati dai militari americani in vista di un'eventuale ripresa delle operazioni. Il problema, però, è che la potenza della Moab potrebbe non bastare per raggiungere gli impianti nucleari più protetti, nascosti sotto spessi strati di roccia.

Cos'è la Moab

Tecnicamente definita «GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast Bomb» (Moab), la madre di tutte le bombe è la bomba più potente non nucleare nell'arsenale americano, un ordigno guidato da un sistema gps in grado di distruggere una area equivalente a nove isolati di una città. «È un ordigno messo a punto per una massiccia operazione informativa che funziona per ripulire vaste aree ma non molto di più, non è certo stata progettata per attacchi in profondità», ha spiegato una fonte informata a Cnn.

Sviluppata durante la guerra in Iraq, usata per la prima volta nel 2017, durante la prima presidenza Trump in Afghanistan, contro una rete di tunnel dell'Is, la Moab esplode prima di colpire il terreno per proiettare una esplosione massiccia da tutte le direzioni. È stata progettata principalmente come sistema «impiegato per operazioni psicologiche». Per colpire grandi concentrazioni di forze a terra, bunker sulla superficie. Obiettivi in seguito estesi a target sotto terra, come tunnel, non come i possibili siti nucleari iraniani in profondità e protetti da strati di granito come quelli che si troverebbero sulla Pickaxe Mountain.

Il primo utilizzo nel 2017 in Afghanistan contro l'Isis

Come anticipato, la Moab è stata impiegata per la prima volta in combattimento il 13 aprile 2017, durante la prima presidenza di Donald Trump. L'obiettivo era un complesso di grotte e tunnel nella provincia afghana di Nangarhar, utilizzato dai miliziani dell'Isis-K, la branca dell'organizzazione terroristica attiva in Afghanistan. L'attacco mirava a distruggere le infrastrutture del gruppo jihadista e a colpire i combattenti nascosti nella rete sotterranea. L'operazione segnò un precedente significativo: fino a quel momento, infatti, l'ordigno era stato utilizzato soltanto per i test. 

Perché gli Usa valutano l'impiego contro l'Iran

Secondo quanto riportato dalla Cnn, l'ipotesi di utilizzare la Moab rientrerebbe nei piani elaborati dalle forze armate statunitensi per un'eventuale ripresa delle operazioni contro Teheran. Tra i possibili obiettivi figurerebbero le infrastrutture energetiche e alcuni siti legati al programma nucleare iraniano. L'impiego dell'ordigno consentirebbe di colpire con una forza esplosiva considerevole obiettivi estesi e strutture in superficie, ma non garantirebbe la distruzione degli impianti più difficili da raggiungere. È proprio questo il limite evidenziato dalle fonti citate dall'emittente americana: alcuni siti iraniani, come il complesso sotterraneo di Pickaxe Mountain, nell'area di Natanz, sarebbero protetti da spessi strati di roccia. Per obiettivi di questo tipo, gli Stati Uniti dispongono anche della GBU-57 Massive Ordnance Penetrator, una bomba progettata specificamente per colpire strutture fortificate e installazioni sotterranee. L'eventuale ricorso alla Moab rappresenterebbe dunque un'escalation militare, ma non necessariamente la soluzione per neutralizzare i siti nucleari più profondi.

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