Primavera o fine corsa, è questo il dubbio amletico che attraversa il centrodestra. E, a cascata, il fronte progressista, che davanti a sé ha diversi nodi da sciogliere, a partire dal programma da stilare e le primarie per decidere la leadership. La questione sul tavolo c’è ed è spinosa. Perché i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, di anticipare il voto non vogliono sentir parlare. Chiedono più tempo, fino al fischio finale di partita, per accrescere consensi e sgonfiare il fenomeno Vannacci, che stando alle ultime rivelazioni ha subito una sonora battuta d’arresto. Anche Maurizio Lupi, quarta gamba del governo con il suo Noi Moderati, la pensa allo stesso modo e punta dritto all’autunno, ottobre sarebbe l’optimum.
L'ultima parola
E Giorgia Meloni? Il pallino è nelle sue mani, sta a lei - fatto salvo il Quirinale, che ha l’ultima parola - decidere quando far scattare il game over per il governo più longevo della storia della Repubblica.
Ai suoi ha confidato che la decisione non è presa, o meglio che arriverà al fischio finale di partita se le verrà dato “modo di governare”. Ovvero se gli alleati non faranno deragliare il treno del programma per piantare bandierine, strizzando l’occhio all’elettorato. E se, da qui a fine legislatura, non ci saranno altri inciampi, fattori esterni che possano affossare FdI, che dopo 4 anni di governo ancora tiene nei sondaggi.
«Giorgia di date del voto non vuol sentir parlare. Tutto è aperto - spiegano i suoi fedelissimi - si continua a navigare, solo se arriverà tempesta ammaineremo le vele». Ma sotto traccia, nemmeno troppo, c’è anche una questione di mera opportunità politica. L’ultima stretta securitaria sui minori, legata ai disordini a Milano e in altre città del Nord, ha soffiato vento nelle vele del partito della premier, alimentando il timore negli alleati che la presidente del Consiglio possa anticipare il ritorno alle urne. A fine marzo si terrà eccezionalmente a Roma il consiglio europeo per celebrare l’anniversario del trattato che ha sancito la nascita della Cee, la vecchia comunità economica europea, la scintilla che ha dato vita all’Ue. Fino ad allora Meloni, che ha battagliato per avere a Roma il vertice europeo di primavera, dovrebbe restare salda al suo posto. Ma subito dopo - una delle suggestioni in campo - potrebbe salire al Colle per anticipare la fine della sua esperienza di governo, così da riportare gli italiani alle urne già a maggio. Uno scenario da orticaria per i suoi alleati. «Abbiamo festeggiato il governo più longevo della storia della Repubblica, non si capirebbe perchè non stare in ufficio fino all'ultimo giorno a fare il lavoro che gli italiani gli chiedono di fare», è tornato a ribadire oggi Salvini, a margine del congresso che lo ha riconfermato segretario del Carroccio.
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