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Grandine, la conta dei danni. Agricoltori in ginocchio: "Vigneti e uliveti distrutti, mai visto niente di simile"

July 23, 2026
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Partita la ricognizione in mezza provincia dopo la bufera di martedì "In molte zone ortaggi e frutta non esistono più, ferito il bestiame. Devastati anche capannoni e impianti fotovoltaici: è una vera calamità".

Partita la ricognizione in mezza provincia dopo la bufera di martedì "In molte zone ortaggi e frutta non esistono più, ferito il bestiame. Devastati anche capannoni e impianti fotovoltaici: è una vera calamità".

Partita la ricognizione in mezza provincia dopo la bufera di martedì "In molte zone ortaggi e frutta non esistono più, ferito il bestiame. Devastati anche capannoni e impianti fotovoltaici: è una vera calamità".

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Vigneti e uliveti bombardati da chicchi di grandine grandi anche come albicocche, impianti fotovoltaici infranti, coperture divelte. Il conto del maltempo per l’agricoltura si aggrava. Solo nei prossimi giorni sarà possibile tracciare un quadro più preciso ma già dal Maceratese, dove la tempesta ghiacciata aveva già colpito la settimana scorsa, il settore è in ginocchio. Anche perché in questo caso, ad avere la peggio, sono state colture pregiate, come vigneti e uliveti. Gli uffici di zona di Coldiretti ieri, dalle prime ore del mattino, si sono attivati per contattare le aziende e verificare l’entità dei danni. Nel mirino, i vigneti di Matelica, Serrapetrona e San Severino, i campi coltivati di Tolentino, Belforte, Sant’Angelo in Pontano e San Ginesio.

Le prime stime, in tutta la regione, parlano di danni tra il 60% e il 90% su frutteti, vigneti, oliveti e ortaggi. Per i seminativi il danno è tra il 50% e il 70%. Coldiretti Marche ha chiesto alla Regione lo stato di calamità. Danni anche alle strutture, soprattutto su impianti fotovoltaici a tetto, alle tensostrutture zootecniche nelle zone terremotate, strutture dedicate al ricovero degli animali con crolli di tetti che hanno causato il loro ferimento, animali colpiti e feriti nei pascoli. "Mai visti chicchi di grandine così grandi – esordisce l’allevatrice Amalia Arpini, al timone dell’azienda agricola e agriturismo 'Le Sodere' a Belforte –. Capannoni forati, vetri delle auto in frantumi, il tetto della stalla nuova rovinato, un disastro sulla strada: l’acqua è venuta giù come un fiume causando lo smottamento. Almeno il 30% delle olive è caduto a terra e quelle rimaste sulle piante sono state colpita dalla grandine; vedremo i danni effettivi tra qualche giorno. Ortaggi e frutta non esistono più. L’impianto fotovoltaico del vicino è stato danneggiato". Per fortuna Arpini è riuscita a mettere al riparo per tempo le pecore. "Il Comune ci ha chiesto di inviare il materiale per i danni subìti – aggiunge – per chiedere lo stato di calamità".

Stessa situazione per Dante Duri, della Cantina Fattoria Duri a San Severino: "Metà delle uve è distrutta – dichiara –, gli orti sono stati spazzati via, metà delle olive e a terra, senza considerare il giardino con le rose. Insieme all’agronomo stiamo cercando di salvare il salvabile per la vendemmia. Non so se riuscirò a vendemmiare. Vedremo il danno reale tra qualche giorno. Nelle nostre zone, un evento così mostruoso ed esteso non era mai successo prima".

L’allevatrice di Ussita Silvia Bonomi, titolare de 'La Sopravissana dei Sibillini', in un post ha scritto: "Siamo tutti sulla stessa barca. Il pensiero va ad agricoltori, allevatori e imprese del territorio che, nel giro di pochi minuti, hanno visto compromessi raccolti, coltivazioni, produzioni agricole e il lavoro di un’intera stagione. A loro va la nostra più sincera vicinanza e la nostra solidarietà, perché in parte lo stiamo vivendo sulla nostra pelle, ed è una catastrofe. Mi auguro che la Regione dichiari al più presto lo stato di emergenza e che da questa decisione possano derivare interventi concreti e tempestivi a sostegno di famiglie, aziende e attività colpite anche dell’entroterra, non solo sulla costa".

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