Alle difficoltà economiche si aggiungono gli effetti della crisi climatica, sempre più evidenti anche nel Mediterraneo orientale, e le criticità legate ai sistemi di compensazione in caso di calamità naturali.
Lo Stato come avversario
Le critiche dei giovani agricoltori greci non si fermano alle questioni economiche.
«In questo momento lo Stato non è semplicemente indifferente, si comporta come un avversario degli agricoltori», sostiene Kafes, riferendosi ai ritardi nei pagamenti dei sussidi, alla carenza di infrastrutture rurali e alle difficoltà burocratiche che caratterizzano il settore.
Secondo il giovane agricoltore, le politiche pubbliche stanno progressivamente mettendo in difficoltà le piccole e medie aziende agricole, che costituiscono ancora oggi la spina dorsale del settore primario greco.
Il tema che emerge con maggiore frequenza nelle testimonianze raccolte è però quello della formazione agricola.
«Dovrebbero esistere scuole superiori agricole come esistono gli istituti tecnici», racconta Kafes. «Oggi, per ottenere alcune certificazioni professionali, un giovane agricoltore è costretto a frequentare corsi che costano migliaia di euro. Se nessuno lo accompagna nei primi anni di attività, rischia di perdere intere stagioni produttive».
Il paradosso è evidente: proprio mentre l’agricoltura richiede competenze sempre più avanzate – dalla gestione sostenibile delle colture all’utilizzo delle nuove tecnologie – il sistema formativo continua a non offrire percorsi accessibili alle nuove generazioni.
Per molti giovani agricoltori, il ricambio generazionale non dipende soltanto dal numero di persone disposte a lavorare la terra, ma dalla capacità del Paese di investire nella formazione di una nuova classe imprenditoriale agricola.
La vera sfida è non perdere un’intera generazione
La Grecia rappresenta probabilmente il caso più emblematico dei quattro Paesi mediterranei analizzati in questo progetto europeo. Qui il ricambio generazionale non significa attrarre giovani che decidono di cambiare vita per trasferirsi in campagna o favorire il passaggio di consegne tra aziende consolidate. Significa soprattutto evitare che una generazione cresciuta nelle campagne decida di abbandonarle definitivamente.
Le proteste che hanno attraversato il Paese negli ultimi mesi raccontano proprio questo. I giovani agricoltori greci non chiedono semplicemente più sussidi o agevolazioni fiscali. Chiedono di poter immaginare un futuro nel settore primario.
Reddito, formazione, infrastrutture, innovazione e una maggiore capacità di programmazione politica emergono come le condizioni minime per rendere nuovamente attrattivo un mestiere che continua a rappresentare una componente essenziale dell’economia rurale del Paese. La sfida, in altre parole, non è convincere i giovani a diventare agricoltori: molti di loro lo sono già. La sfida è fare in modo che non siano costretti a smettere di esserlo.
*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”
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