Da una parte Antonio Tajani è «convinto» del rischio di tentativi di «condizionare le elezioni dei Paesi dove si vota». Dall'altra Matteo Salvini denuncia «un'ansia anti-russa» che lo «preoccupa».
I due vicepremier manifestano visioni diverse rispetto agli scenari di guerra ibrida e alle ricadute sull'Italia e le altre democrazie europee. Un disallineamento che riemerge nel giorno in cui il Financial Times dedica un servizio a Roberto Vannacci definendolo nel titolo «il cavallo di Troia» di Mosca «che mette alla prova Meloni», e rimarcando la sua capacità di far presa su pacifismo e malcontento. «Mi aspettavo di più da voi», risponde sarcastico, «con mano tremante», il leader di Futuro nazionale al quotidiano finanziario britannico, rifiutando l'etichetta di 'Manchurian candidate' e ringraziando per la pubblicità gratuita.
Guerra ibrida, l'allarme di Tajani sulla Russia
A margine della riunione informale dei ministri degli Esteri, Tajani non ha escluso che «possano esserci tentativi da parte della Federazione Russa di interferire nella vita democratica dei paesi dell'Unione europea, interferendo sulle libere elezioni» e ha evidenziato che «bisogna vigilare».
«Non escludo che possano esserci tentativi da parte della Federazione Russa di interferire nella vita democratica dei paesi dell'Unione Europea, interferendo sulle libere elezioni democratiche che si svolgono nei nostri Paesi, cercando di condizionare con questa attività deprecabile la volontà popolare», ha precisato Tajani. «Questo sarebbe veramente inaccettabile, si è già parlato in più di un'occasione, bisogna vigilare, bisogna impedire che ci siano queste azioni da parte di un Paese con il quale noi non siamo in guerra». «Quindi - ha sottolineato - noi continueremo a vigilare, non è un caso che ci sia stata una riforma del ministero degli Esteri.
Dal primo di gennaio c'è una direzione generale che si occupa della sicurezza, sia da un punto di vista politico sia da un punto di vista operativo, e non è un caso che ci sia una sala operativa che opera 24 ore su 24, proprio per respingere gli attacchi cibernetici, molti dei quali arrivano da hacker russi, contro le nostre sedi diplomatiche, contro il ministero».
«Non so se Tajani ha degli elementi in più rispetto a quelli che ho io - ha osservato l'altro vicepremier, Salvini - ma non voglio mancare d'intelligenza rispetto alla libertà di scelta degli italiani che non hanno mai votato né penso voteranno per influenze russe, cinesi, americane, israeliane o palestinesi. Non ho l'ansia che i russi invadano Tor Bella Monaca...».
Da tempo i reparti di intelligence e sicurezza in Italia fanno i conti con un trend di attacchi hacker e di atti di disinformazione, veicolati su canali social filorussi, specialmente su Telegram. Ma, secondo fonti informate, non si registrano particolari impennate recenti dopo quella marcata tra il 2024 e il 2025, con attacchi DDos contro i portali istituzionali di ospedali, spesso rivendicati da gruppi filorussi, o della distribuzione dei farmaci. Con le elezioni che si avvicinano, il tema può tornare d'attualità nel confronto politico. Nei mesi scorsi a Palazzo Chigi era iniziata un'interlocuzione con Carlo Calenda sulla proposta di scudo democratico avanzato da Azione, contro le ingerenze straniere nella politica. Una dinamica simile a quella descritta dal Financial Times, mettendo in fila le valutazioni di alcuni analisti che ipotizzano una possibile influenza russa dietro l'ascesa politica di Vannacci.
Il caso Vannacci
Nel suo manifesto, ricorda ancora il Ft, Futuro nazionale sostiene «l'importanza di riaprire i canali con la Federazione Russa» per ridurre i costi energetici italiani e afferma che Roma dovrebbe rivalutare tutti gli impegni derivanti dai trattati internazionali, compresa l'ipotesi di un'uscita dalla Nato. «Mi stupisce l'eleganza del piano - la replica sarcastica di Vannacci, pubblicando una foto realizzata con l'IA in cui brinda a vodka al 'Financial Lies' -: invece di infiltrarsi nel quartier generale della Nato o di hackerare le elezioni, l'Fsb si è apparentemente accontentato di far lamentare un generale italiano per le sue vacanze estive rovinate dalle bollette del carburante».
L'ex leghista, inoltre, si oppone all'idea «che il disaccordo con l'ortodossia di Bruxelles sia ormai empiricamente equivalente alla slealtà verso l'Occidente». E a sua volta sospetta che qualche governo voglia strumentalizzare le tensioni con Mosca. «Merz - osserva - vuole trascinare la Germania verso uno 'stato di guerra' contro la Russia proprio mentre in Sassonia-Anhalt l'AfD si prepara a rifilare una mazzata politica alla Cdu. Per me il sospetto è legittimo: alzare il livello dello scontro esterno diventa un modo per spostare l'attenzione da quello che c'è dentro casa. E magari, domani, per mettere persino in discussione ciò che esce dalle urne. Golpe in salsa BlackRock?».
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