Sassi e bombe carta contro la polizia in piazza Duomo, un'auto dei carabinieri devastata e saccheggiata, un negozio svaligiato in corso Vittorio Emanuele. È finito così, ieri pomeriggio a Milano, il corteo di «Italia in piazza» contro il carovita. A sera i fermati erano una cinquantina, quasi la metà minorenni. Una decina di persone è stata portata in ospedale. Il sindacato di polizia Coisp parla di due poliziotti feriti, un funzionario e un agente. E Milano non è stata l'unica piazza: tensioni e scontri anche a Torino, Bologna e Brescia.
A Milano oltre cinquemila persone erano scese in piazza per protestare contro prezzi alti e stipendi bassi. La prima frattura è arrivata intorno alle 16.30 in via Broletto: lancio di bottiglie e oggetti contro gli agenti, una breve carica di alleggerimento, il corteo spezzato in due. «Abbiamo capito che sarebbe finita male quando in via Broletto gli organizzatori hanno ammesso che non riuscivano a gestire i ragazzini vestiti di nero», ha raccontato un funzionario presente agli scontri. Un collega punta il dito sulla scelta del percorso: «Ma chi gli ha dato piazza del Duomo a Milano e piazza San Marco a Venezia, che di solito sono off limits? Di sabato pomeriggio, poi».
Schieramenti
La tensione si è poi spostata in piazza Duomo. Qui gruppi di centinaia di giovani hanno attaccato lo schieramento delle forze dell'ordine con pietre, bombe carta e transenne. Un'auto dei carabinieri è stata assaltata, danneggiati anche alcuni furgoni blindati. La polizia ha risposto con lacrimogeni e idranti, mentre i gruppi si sparpagliavano nelle vie tra il Duomo e San Babila. In corso Vittorio Emanuele è stato saccheggiato un negozio Foot Locker. Rifiuti dati alle fiamme, barricate improvvisate. Il primo bilancio diffuso dal Coisp parlava di quaranta fermati, saliti in serata a circa cinquanta. Tra i manifestanti, tre feriti sono stati portati al Niguarda, uno al Policlinico e uno all'Istituto Città Studi, tutti con contusioni giudicate lievi. Restano da definire le singole posizioni e il bilancio complessivo dei feriti. Anche tra chi era in piazza c'è chi prende le distanze: «Io non ero venuto qui per questo», ha detto una studentessa rimasta ferita. A Milano un poliziotto ha urlato ai manifestanti: «Avete fatto feriti, devastazioni e altri reati, che altro volete fare a quest’ora?». In serata, a manifestazione conclusa, gruppi isolati di nuovo in azione: ancora in fiamme tende dei bar, cestini, in frantumi vetrine di numerosi negozi.
A Torino la polizia ha bloccato dodici persone, dieci delle quali minorenni. Secondo la Questura erano in possesso, a vario titolo, di bottiglie molotov, petardi assemblati, sanpietrini e martelletti frangivetro. Il corteo, «capeggiato da soggetti diversi dai promotori», ha deviato fino alla stazione di Porta Nuova. Qui un gruppo è entrato nella libreria Feltrinelli, rovesciando libri e installazioni. Gli agenti, bersagliati da pietre, hanno usato i lacrimogeni e impedito il blocco dello scalo.
Disordini
Gli scontri sono poi proseguiti in piazza Castello: idrante, cariche e lacrimogeni hanno disperso i gruppi lungo via Po e via Pietro Micca. Uno dei promotori della manifestazione contro il carovita, durante il corteo, è stato insultato e aggredito da un gruppo di manifestanti che lo hanno accusato di essere un sostenitore di Futuro Nazionale: è stato portato al sicuro dai carabinieri.
A Bologna il punto più caldo è stato piazza Medaglie d'Oro, davanti alla stazione e dunque a ridosso del centro. Un gruppo si è staccato dal corteo e ha lanciato fumogeni, bottiglie e transenne. La polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni e lo scalo è stato chiuso per precauzione. Sette i fermati, posizioni al vaglio. A Brescia, invece, al termine del corteo partito da largo Formentone con alcune migliaia di persone, in piazza Paolo VI sono volati sedie, tavolini, bicchieri e petardi contro gli agenti, che hanno usato i lacrimogeni. Secondo le prime informazioni non ci sono feriti. Il segretario del Coisp Domenico Pianese ha chiesto ai giovani di non farsi «usare come scudo da cattivi maestri» e a tutte le forze politiche una condanna unanime. Ora agli investigatori spetta il lavoro più lungo: ricostruire le responsabilità dei singoli nei lanci, negli assalti agli agenti e nei danneggiamenti.
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