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Guida autonoma, la proposta della Consulta Roma Smart City Lab: infrastrutture digitali e regole comuni per partire in sicurezza

September 15, 2026

Definire una cornice nazionale per sperimentare la guida autonoma in condizioni controllate, tutelando la sicurezza e valorizzando il ruolo di operatori professionali, amministrazioni e gestori delle infrastrutture. È questo l’obiettivo delle osservazioni elaborate dal Rome Autonomous Driving Ecosystem, promosso nell’ambito della Consulta Roma Smart City Lab, per la consultazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sul nuovo Codice della Strada.

«Non esistono auto autonome senza infrastrutture autonome. La sfida non è sostituire le persone o i servizi esistenti, ma costruire un sistema nel quale tecnologia e competenze professionali possano lavorare insieme. Per partire in sicurezza servono regole comuni, dati affidabili e città capaci di dialogare con i veicoli», dichiara Matteo Tanzilli, responsabile scientifico del Rome Autonomous Driving Ecosystem.

Il contributo propone un percorso graduale, coordinato con tutti gli attori del trasporto pubblico, logistica e altri servizi professionali, senza considerare la guida autonoma come una sostituzione automatica della mobilità esistente.

La bozza del Codice introduce una prima disciplina dei veicoli automatizzati, ma resta centrata sulla presenza di una persona a bordo. Le osservazioni chiedono di distinguere i sistemi che richiedono la ripresa del controllo umano dai veicoli capaci di svolgere l’intera attività dinamica di guida entro un ambito operativo definito.

Quando omologazione e autorizzazione lo consentano, un veicolo completamente automatizzato dovrebbe poter circolare senza controllore a bordo, purché operi in condizioni prestabilite, gestisca le anomalie e raggiunga una condizione di sicurezza. Il supporto di un operatore remoto dovrebbe essere previsto quando necessario, secondo requisiti professionali, organizzativi e tecnici definiti. La sicurezza deve basarsi su omologazioni adeguate, sistemi di fallback, procedure di emergenza, supervisione e registrazione delle attività, non sulla sola presenza di una persona.

Anche le responsabilità devono essere attribuite in base alle funzioni effettivamente esercitate e al contributo causale dei diversi soggetti, distinguendo difetti del veicolo o del software da uso improprio, manutenzione, attività dell’operatore e condizioni della strada, della segnaletica e dei dati infrastrutturali.

Servono inoltre definizioni uniformi per attività dinamica di guida, ambito operativo, fallback, rischio minimo, richiesta di intervento e operatore remoto.

Il Rome Autonomous Driving Ecosystem propone l’istituzione di sandbox coordinate dal Ministero, in ambiti delimitati e con il coinvolgimento degli enti locali e degli operatori già presenti sul territorio. Le sperimentazioni dovrebbero integrare veicoli, infrastrutture, connettività, centrali di supervisione e servizi, prevedendo valutazioni dei rischi, tutela degli utenti vulnerabili, copertura assicurativa, cybersecurity, continuità operativa e protezione delle informazioni riservate.

La guida autonoma richiede infrastrutture digitali capaci di fornire dati corretti e aggiornati su corsie, limiti di velocità, segnaletica, cantieri, chiusure, traffico ed emergenze. Queste informazioni devono essere interoperabili e gestite con adeguati standard di qualità, manutenzione e aggiornamento.

In questo quadro si inserisce la proposta di rafforzare il Registro nazionale delle Zone a traffico limitato, rendendo disponibili in formato digitale e leggibile dai sistemi perimetri, orari, categorie ammesse, deroghe, limitazioni temporanee e modalità di autorizzazione. Le condizioni di accesso devono poter essere acquisite dai sistemi di navigazione e di bordo attraverso informazioni ufficiali, uniformi e aggiornate, non soltanto tramite siti comunali o segnaletica fisica.

Anche i dati generati durante la circolazione, come stato del sistema, modalità di guida, richieste di intervento e operazioni remote, devono essere registrati e conservati secondo criteri definiti. L’accesso va limitato alle informazioni necessarie per ricostruire gli eventi e garantire il diritto di difesa, tutelando dati personali, cybersecurity e proprietà intellettuale.

La transizione verso la mobilità automatizzata deve essere governata insieme agli operatori e mettere la tecnologia al servizio della sicurezza, della qualità della mobilità e delle esigenze delle città.

Il contributo è stato sviluppato nell’ambito del Rome Autonomous Driving Ecosystem con la partecipazione di Matteo Tanzilli, responsabile scientifico del progetto; Andrea Benso, coordinatore del Tavolo Smart Mobility e Città in 15 minuti della Consulta Roma Smart City Lab.

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