Roma, 31 luglio 2026 – L’accordo sulla carta c’è ma, almeno per il momento, sembra certificare l’attuale fase di stallo tra Israele e Hamas. Una dichiarazione di intenti in 15 punti siglata da ambo le parti che, tuttavia, non risolve i nodi cruciali. Annunciata ufficialmente da Donald Trump, l’intesa potrebbe essere firmata la settimana prossima al Cairo.
Si aprirà, poi, un periodo di 14 giorni per definire la tempistica di attuazione delle misure previste. "Il Board of Peace ha raggiunto uno storico accordo per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. Si tratta di un passo fondamentale verso una pace e una sicurezza durature”, ha detto il presidente degli Stati Uniti definendo l’intesa “un passo cruciale verso la definitiva istituzione di un nuovo governo palestinese a Gaza, che collaborerà strettamente con il Consiglio per la Pace per aiutare il popolo palestinese”.
"Allo stesso tempo – ha aggiunto – Israele godrà della sicurezza che merita, con Gaza non più utilizzata come base per attacchi terroristici”. Ma, già poche ore dopo, Tel Aviv e Gaza hanno iniziato a mettere le mani avanti.
La posizione di Hamas
"L’accordo sulle armi pesanti è stato subordinato alla cessazione di ogni forma di aggressione da parte dell’occupazione, al ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza e all’insediamento del Comitato per l’amministrazione di Gaza, nonché al dispiegamento di forze internazionali, allo scioglimento delle milizie formatesi durante l’occupazione, alla ricostruzione, e alla garanzia del diritto all’autodeterminazione e della creazione di uno Stato palestinese indipendente”, ha dichiarato Hamas in una nota.
Le condizioni di Israele
Ma Israele ribalta la trattativa. "Il ritiro delle Idf è subordinato al disarmo di Hamas”, riporta la stampa israeliana citando una fonte politica. Un disarmo che per Israele deve essere “completo»”e non limitato allo “stoccaggio di armi presso l’Autorità Palestinese o presso un’unità palestinese sotto l’egida di un comitato internazionale”.
Se per Trump "Israele è molto contento” dell’accordo, il ministro per la Sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir ha definito la bozza “non accettabile”.
La pressione dell’Iran
I Pasdaran iraniani – secondo Axios – avrebbero cercato di convincere Hamas a non firmare l’accordo. Un atto volto a fare fronte comune mentre l’Arabia Saudita, in vista della finalizzazione dell’intesa sul nucleare civile con gli Usa – che vede tra le condizioni la concretizzazione di passi avanti verso la creazione di uno Stato palestinese – ha elogiato l’annuncio di Trump sul disarmo nella Striscia.
L’offensiva contro gli Houthi
Mentre gli Houthi ribadiscono che "il divieto di transito per le navi saudite nel Mar Rosso”, l’Arabia Saudita – dopo aver invitato circa 50 paesi a partecipare a una coalizione navale contro la milizia yemenita sostenuta dall’Iran – starebbe preparando una grande offensiva militare contro gli Houthi via mare e forse via terra nello Yemen centrale.
Il coinvolgimento dell’Italia
Nel frattempo Guido Crosetto ha messo a tacere le polemiche sullo schieramento della Task Force Air-Arabia che vede circa 400 militari dell’Aeronautica militare italiana e 260 dell’Esercito schierati nel Golfo a supporto di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein.
La missione – ha spiegato il ministro della Difesa – "non è nuova”. Il Parlamento ha, infatti, approvato il 5 marzo scorso le risoluzioni che autorizzavano il dispiegamento e il rischieramento dei sistemi di difesa aerea e antimissile nella Regione.