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«Ho comprato un cane bassotto online, versato due bonifici di 250 euro, ma era tutta una truffa»

September 24, 2026

Prima le fotografie del cucciolo. Poi i video e la caparra come unica possibilità di bloccare l’acquisto del cagnolino. Infine le spese per il veterinario, il microchip e una contabile bancaria come prova del rimborso. Peccato, però, che quel rimborso, secondo la denuncia presentata da una famiglia romana, non sia mai arrivato. È attraverso questa sequenza di passaggi studiati per conquistare la fiducia della vittima che, secondo quanto denunciato ai carabinieri, si sarebbe consumata una truffa online ai danni di due genitori di una ragazzina di 13 anni.

Che cosa è successo?

Tutto ha inizio domenica 20 settembre, a Roma: la 13enne ha da poco perso il suo gattino e insieme al papà cerca su un noto portale di annunci un cucciolo che possa rappresentare un nuovo compagno di giochi. Doveva essere una piccola gioia per colmare il vuoto lasciato dal felino di famiglia, ma si è rivelato un brutto raggiro. Tra le inserzioni, papà e figlia notano un bassotto. Le fotografie attirano l’attenzione di entrambi e soprattutto la giovanissima rimane colpita dalla bellezza del cane. È il papà a contattare la presunta venditrice. Si scambiano i rispettivi cellulari e la conversazione si sposta subito sulla piattaforma Whatsapp. È qui che entra in scena un secondo personaggio, un uomo con accento calabrese ma residente a Tivoli, che si presenta come il marito della donna.

Il primo passo sembra quello di una normale compravendita: un piccolo acconto per fermare l’acquisto del cane perché ci sarebbero altri genitori interessati al bassotto.  La richiesta è di 250 euro. «Ho effettuato il bonifico istantaneo - ripercorre la storia a “Il Messaggero Francesco (ha espressamente chiesto di mantenere l’anonimato, ndr), papà della tredicenne - e subito dopo ho ricevuto una sorta di "garanzia" e cioè le foto, e i filmati e i messaggi che effettivamente hanno confermato che la trattativa stava andando avanti».

La richiesta di un secondo pagamento

Il giorno successivo - lunedì 21 settembre - arriva un’altra richiesta di pagamento. L’ipotetico cinofilo sostiene di trovarsi dal veterinario per l’applicazione del microchip  al cane. Servono altri 250 euro. «Effettuo anche il secondo bonifico e indico nella causale "saldo del bassotto" e il nome e cognome di mia figlia», dice Francesco. Ma è proprio quel dettaglio a far nascere i primi dubbi. Il finto venditore sostiene infatti che la causale non sarebbe corretta: il microchip dovrebbe essere registrato con i dati del padre e servirebbe dunque una nuova disposizione di pagamento con una nuova casuale. «Nel corso della telefonata il venditore mi ha garantito che avrebbe stornato la precedente somma e mi ha fatto parlare con un uomo che si è qualificato come veterinario». Il papà, a quel punto, decide di non versare alcuna somma e attende di ricevere il denaro precedentemente sborsato.

La falsa prova del rimborso

A  rendere tutto più credibile arriva perfino la ricevuta di una contabile bancaria che avrebbe dovuto dimostrare l’avvenuta restituzione dei 250 euro. Sul documento compare anche il CRO, il codice di riferimento dell’operazione. «Il documento sembrava veritiero - asserisce Francesco - ma ho preferito comunque chiamare il venditore senza però ricevere risposte. Il numero è peraltro ancora attivo». Anche il Messaggero ha provato a contattare il presunto allevatore del bassotto. Dall’altra parte del telefono la voce di un uomo con marcata cadenza meridionale. «L’annuncio non esiste più», dice indispettito. E alle domande decide di non rispondere e chiude immediatamente la conversazione. 

La denuncia

Per il padre, a quel punto, i dubbi sono diventati certezze: ovvero di essere finito dentro una truffa. «Dopo aver verificato che la somma non mi era stata stornata, ho chiamato prima il venditore. Non mi ha risposto e così gli ho scritto e fatto presente che in caso di raggiro mi sarei rivolto ai carabinieri. E la risposta che ho ottenuto è stata sconcertante: «E’ una truffa, vieni a cercami».  I genitori della ragazzina si sono recati subito presso il Comando dei Carabinieri Roma Talenti  per sporgere denuncia.  Sul caso sono in corso gli accertamenti dei militari, che dovranno ricostruire la catena dei contatti e soprattutto verificare chi si nasconda realmente dietro i nomi e i numeri utilizzati. Tra gli elementi da esaminare c’è l’Iban sul quale sono state versate le  somme e le indagini saranno utili a capire se l’intestatario del conto abbia avuto un ruolo nella vicenda oppure se possa essere stato utilizzato come prestanome. Una delle ipotesi da verificare, inoltre, è se dietro il raggiro possa esserci una struttura più ampia e se il conto utilizzato per ricevere il denaro sia a disposizione di altri soggetti. Si tratta comunque di aspetti che dovranno essere chiariti dagliinquirenti. Per il papà la questione non riguarda solo i 250 euroversati. «Non è solo una questione di soldi ma di principio e la speranza - conclude il racconto Francesco - è che non ci siano altri bambini che vengano raggirati dai nuovi truffatori della rete».

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