Elephants

«Ho lasciato un lavoro nella finanza e mi sono trasferita in una riserva in Zimbabwe: oltre lo stipendio c'è di più. Qui faccio la differenza»

August 19, 2026

Fino a qualche anno fa lavorava a Wall Street, nel cuore della finanza newyorkese. Oggi vive in una riserva naturale nel sud-est dello Zimbabwe, dove si occupa di raccolta fondi e pianificazione strategica per un progetto di conservazione della fauna selvatica. È la storia di Alex Blumenfeld, 24 anni, cresciuta a Dallas, in Texas, che ha raccontato a People la scelta che le ha cambiato la vita: lasciare una carriera solida per inseguire qualcosa che sentiva davvero suo.

Dalla finanza alla savana

Il lavoro a Wall Street le piaceva, ma non le bastava più. «Ero in cerca di qualcosa che avesse un significato profondo», racconta Blumenfeld, «qualcosa che mi permettesse di contribuire a una causa in cui credessi davvero». Una scelta maturata nel tempo, dice, non improvvisa: già da bambina, nei momenti difficili, cercava rifugio in un piccolo angolo di natura vicino a casa «e restavo lì seduta, in silenzio, ad ascoltare gli uccelli», ricorda. «Mi sono sempre sentita più a casa all'aperto, in mezzo agli animali». Per anni ha considerato la conservazione ambientale più un sogno che una vera possibilità di carriera: «Mi sono sempre detta che se i soldi non fossero stati un problema, è quello che avrei scelto di fare della mia vita». Poi, dopo alcuni anni nel settore finanziario, qualcosa è cambiato: «Ho capito di voler vivere una carriera guidata più dallo scopo che dallo stipendio. Era scattato qualcosa dentro di me».

La ricerca dell'opportunità giusta

Trovare un progetto adatto non è stato semplice.

Secondo Blumenfeld, poche riserve assumono personale internazionale, per via delle complicazioni burocratiche e dei visti, e molti dei programmi pubblicizzati online sono pensati più per il turismo naturalistico che per una reale attività di conservazione. Alla fine si è imbattuta in una riserva in Zimbabwe con un approccio diverso, basato su ricerca scientifica rigorosa, gestione etica della fauna selvatica e coinvolgimento delle comunità locali: esattamente ciò che stava cercando. Oggi si occupa di tradurre decenni di ricerca scientifica, lavoro di conservazione e impatto sulle comunità in storie capaci di ispirare le persone a sostenere il progetto della riserva. «Il lavoro che viene svolto qui è innegabilmente importante», dice. «Lavorare in un posto dove tutto il personale ha dedicato la propria vita alla protezione degli animali e degli spazi selvaggi è davvero un sogno che si realizza».

L'incontro con i leoni

A confermarle di aver fatto la scelta giusta è stato un episodio vissuto appena due giorni dopo il suo arrivo in Zimbabwe. Era in auto con un'amica, all'interno della riserva, quando ha notato qualcosa in mezzo alla strada. «Mi sono girata verso la mia amica e le ho detto: "Aspetta... è... un leone?"», racconta. L'amica in un primo momento ha riso, convinta che non potesse essere vero. Avvicinandosi, però, entrambe sono rimaste in silenzio: era davvero una leonessa. L'animale si è avvicinato con calma al finestrino dell'auto, fermandosi a pochi passi, prima che il resto del branco emergesse dalla vegetazione per attraversare tranquillamente la strada. Da quel momento, racconta Blumenfeld, la sua quotidianità è diventata un susseguirsi di episodi quasi surreali: «Quasi ogni giorno succedeva qualcosa che faticavo a credere fosse reale: un leopardo che passava accanto alla mia auto, rinoceronti in giardino, un serpente nel letto». Per chi è cresciuto lì, aggiunge, si tratta di normalità, «per me, invece, ogni giorno era straordinario, e volevo condividere quella meraviglia con chi non aveva mai vissuto nulla di simile».

A quasi un anno dal trasferimento, Blumenfeld non ha alcun dubbio: «Rifarei la stessa scelta dieci volte su dieci». E incoraggia chiunque nutra un sogno simile a non lasciarlo cadere: «Consiglierei a chiunque stia valutando di inseguire qualcosa per cui ha passione di fare il salto. Comprate il biglietto, andate a vivere l'esperienza in prima persona».


Ultimo aggiornamento: mercoledì 19 agosto 2026, 19:26

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