Redazione 14 luglio 2026 07:06
Una nave cisterna carica di carburante per aerei non arriva nei tempi previsti e Air bp, uno dei due fornitori presenti all’aeroporto di Bologna e di altri scali del nord Italia, ha avvertito i propri clienti della necessità di limitare temporaneamente i quantitativi erogati. Nel frattempo, col riaccendersi della guerra tra Stati Uniti e Iran, lo Stretto di Hormuz è di nuovo chiuso e i prezzi del petrolio hanno toccato i massimi delle ultime quattro settimane.
La situazione
Al momento non risultano modificazioni sui voli. Inizialmente lo scalo bolognese aveva valutato l’emissione di un Notam, l’avviso operativo rivolto a piloti e compagnie, valido fino al 23 luglio. Per i clienti contrattualmente legati ad Air bp si ipotizzava un limite di 2 mila litri di carburante caricabile sui voli di durata inferiore alle tre ore. L’avviso non è stato però diramato: il problema riguarda un solo fornitore e l’altra società presente al Marconi, Carboil, dispone delle quantità necessarie per assorbire i rifornimenti.
Comunicazioni simili sono arrivate da altri scali del nord. Milano Linate, Venezia e Treviso erano stati interessati, insieme a Bologna, dalle precedenti restrizioni di Air bp dello scorso aprile, ma non risultano ancora conferme ufficiali che i tre aeroporti siano coinvolti anche dopo gli ultimi problemi logistici.
Il precedente di aprile
Non è la prima volta che accade. Tra il 2 e il 9 aprile Air bp aveva comunicato una disponibilità limitata di Jet A1 negli aeroporti di Bologna, Milano Linate, Venezia e Treviso. In quell’occasione furono effettivamente emessi dei Notam: a Bologna, Venezia e Treviso veniva data priorità ai voli sanitari, ai voli di Stato e alle tratte superiori alle tre ore, mentre sugli altri collegamenti erano previsti quantitativi massimi per singolo rifornimento.
La crisi rientrò senza cancellazioni: fornitori alternativi riuscirono a compensare il carico Air bp arrivato in ritardo e tutti e quattro gli aeroporti hanno continuato con le ordinarie operazioni di volo.
Italia ed Europa esposte nel momento più delicato
La tensione sulla rotta marittima di Hormuz legata alla guerra in Iran si riverbera fino agli aeroporti italiani ed europei. L'Europa importa dal Medio Oriente oltre la metà del proprio jet fuel. Enac ha spiegato che circa il 10% del carburante utilizzato in Europa arriverebbe specificamente attraverso lo Stretto di Hormuz.
L’episodio arriva proprio nel pieno della stagione estiva, quando la domanda di carburante e il numero dei voli raggiungono i livelli più elevati. E, nel frattempo, i prezzi del petrolio sono saliti del 2%, raggiungendo il massimo delle ultime quattro settimane, una reazione diretta al protrarsi degli attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran. I futures sul greggio Brent hanno raggiunto quota 84,98 dollari al barile, mentre il greggio statunitense Wti si è attestato a 79,79 dollari al barile. L’aumento fa seguito a una seduta drammatica lunedì quando il greggio Brent ha registrato un’impennata del 9,6%, segnando il rialzo giornaliero più marcato dal maggio 2020.
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