Elephants

"Hub per migranti in Africa"

August 3, 2026

Da una parte ci sono ventidue Paesi, guidati da Italia e Danimarca; dall’altra la Spagna di Pedro Sánchez. In mezzo, ancora una volta, la migrazione. Martedì i ministri dell’Interno dell’Ue si riuniranno in via straordinaria dopo l’emergenza di Ceuta. Roma, Copenaghen e i loro alleati chiederanno di rafforzare, o reintrodurre temporaneamente, i controlli alle frontiere interne. Madrid insisterà invece sul principio secondo cui la difesa dei confini esterni è una responsabilità condivisa da tutti gli Stati membri.

Il clima si annuncia teso. Le immagini di Ceuta hanno riacceso il dibattito in mezza Europa e sul tavolo finirà anche la regolarizzazione di circa 500mila stranieri decisa dal governo spagnolo. Nella lettera dei ventidue Paesi la misura viene indicata come un possibile "fattore di attrazione" per le migrazioni irregolari, insieme alla richiesta di una risposta europea "coordinata, rapida ed efficace".

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi arriverà al Consiglio con la proposta di estendere a livello europeo il "modello Albania": hub per il rimpatrio in Paesi terzi sicuri, finanziati con fondi comunitari. La lista preliminare comprende Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia. Tra le ipotesi considerate più concrete ci sarebbero Uganda e Montenegro, ma resta da sciogliere il nodo delle risorse.

L’Italia chiederà anche un’applicazione rigorosa del programma Gsp+, in vigore dal primo gennaio 2027, che lega i vantaggi tariffari concessi ai Paesi in via di sviluppo alla collaborazione nella riammissione dei loro cittadini presenti irregolarmente nell’Ue. Entro la fine dell’anno il Viminale punta inoltre a riportare a pieno regime il centro di Gjader, in Albania, finora rimasto ben al di sotto delle previsioni: da aprile funziona solo come Centro di permanenza per il rimpatrio e vi sono transitate poche centinaia di persone, mentre diversi trattenimenti non sono stati convalidati dai giudici. Il progetto originario prevedeva fino a 36mila transiti l’anno, con 880 posti per richiedenti asilo.

In Spagna, intanto, le opposizioni attaccano Sánchez anche per non aver interrotto le vacanze durante la crisi. Il leader del Partito popolare Alberto Núñez Feijóo parla di "occupazione premeditata e senza precedenti" e denuncia il fallimento del governo sul terreno migratorio, della sicurezza e della politica estera. Santiago Abascal, leader di Vox, insiste invece sulla tesi dell’"invasione". "La priorità – aggiunge – è militarizzare in maniera pernamente la frontiera per tutto il tempo necessario".

A Ceuta la popolazione tenta di tornare alla normalità, ma il sindacato dei medici denuncia una "catastrofe assistenziale". Secondo il ministero dell’Interno spagnolo, tra 50mila e 60mila persone avrebbero raggiunto l’exclave, mentre oltre 48mila sono già rientrate in Marocco. Restano migliaia di minori e gruppi di giovani nascosti nei boschi attorno al Centro di accoglienza temporanea.

Il bilancio delle vittime è salito a 71: sono morte annegate nel tentativo di raggiungere a nuoto il territorio europeo. A presidiare Ceuta restano tremila uomini delle forze di sicurezza, tra cui duemila soldati. "Resteranno per tutto il tempo necessario", ha assicurato il prefetto Pérez Triano. Anche il Papa ha espresso preoccupazione per la situazione, auspicando soluzioni di pace, stabilità e giustizia.