È noto che tra i film preferiti di Woody Allen ci siano Il settimo sigillo (Ingmar Bergman, 1957), Amarcord (Federico Fellini, 1973) e Ladri di Biciclette (Vittorio De Sica, 1948). Nel giugno 2010 invece il regista dimostrava di disprezzare i suoi, di film.
Dichiarava al Times di Londra:
Ho sprecato un’opportunità per cui la gente ucciderebbe. Ho avuto libertà artistica totale. Altri registi non ce l’hanno in tutta la loro vita. Ma, viste le opportunità che ho avuto, il mio bilancio è molto scarso. Su 40 film dovrei avere 30 capolavori, otto nobili fallimenti e due imbarazzi, ma non è andata così. Molti dei film sono godibili per gli standard medi del cinema, ma guardate cosa hanno realizzato quelli che hanno fatto cose meravigliose (Kurosawa, Bergman, Fellini, Buñuel, Truffaut) e poi guardate i miei film. Ho sprecato le mie opportunità e non posso dare la colpa a nessuno se non a me stesso.
Solo quando il giornalista Tim Teeman gli fece notare che i suoi film piacciono a molte persone, Allen accettò di salvarne una manciata: circa sei, disse, troppo pochi rispetto a tutta la pellicola consumata.
Woody Allen, i suoi film preferiti che ha fatto lui stesso
Eccoli, in ordine cronologico:
- Zelig (1983), finto documentario sull’uomo-camaleonte che assume i tratti di chi gli sta intorno.
- La rosa purpurea del Cairo (1985), in cui il protagonista di un film esce dallo schermo per inseguire una spettatrice interpretata da Mia Farrow.
- Mariti e mogli (1992), ritratto di due coppie in crisi, uscito nelle sale nel pieno della rottura tra Allen e Farrow.
- Pallottole su Broadway (1994), commedia ambientata negli anni Venti, con un drammaturgo costretto a scritturare l’amante di un boss.
- Match Point (2005), thriller londinese con Scarlett Johansson.
- Vicky Cristina Barcelona (2008), girato in Spagna con Javier Bardem e Penélope Cruz, che vinse l’Oscar come miglior attrice non protagonista.

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Guardo film e gioco a videogiochi, da un certo punto della vita in poi ho iniziato anche a scriverne. Mi affascinano gli angolini sperduti di internet, la grafica dei primi videogiochi in 3D e le immagini che ricadono sotto l’ombrello per nulla definito della dicitura aesthetic, rispetto alle quali porto avanti un’attività di catalogazione compulsiva che ha come punto d’arrivo alcuni profili Instagram. La serie TV con l’estetica migliore (e quella migliore in assoluto) è comunque X-Files, che non ho mai finito per non concepire il pensiero “non esistono altre puntate di X-Files da vedere per il resto della mia vita”. Stessa cosa con Evangelion (il manga).