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I dieci carissimi anni di Milano: il costo della vita è cresciuto il doppio degli stipendi

October 19, 2026

Basta fare un giro nei mercati rionali, che dovrebbero essere i posti dove poter risparmiare, per toccare con mano quanto il costo della vita nella metropoli sia cresciuto enormemente. Prezzi lievitati di frutta e verdura, si compra con il contagocce. Quindi non solo il caro casa. Negli ultimi dieci anni a Milano il costo della vita è cresciuto a un ritmo doppio rispetto a quello degli stipendi.

Dal 2016 a oggi i prezzi dei beni e servizi di utilizzo quotidiano sono aumentati complessivamente del 26%, mentre i minimi contrattuali del commercio, uguali in tutto il Paese, sono saliti di circa il 13%. A dirlo, dati alla mano, è un’indagine realizzata da Spazio Pubblico sui dati Istat e del Comune di Milano aggiornati al secondo quadrimestre 2026, che fotografa la progressiva erosione del potere d’acquisto dei lavoratori e delle famiglie milanesi.

Il carovita strangola le famiglie milanesi

Il carovita strangola le famiglie milanesi. Certo la voce casa incide pesantemente sui bilanci familiari, con gli affitti aumentati del 28%, ma per chi cerca casa oggi il rincaro è quasi doppio: secondo il rapporto Silmi di Assimpredil Ance, i canoni di mercato sono saliti addirittura del 47% dal 2019. Senza considerare gli aumenti delle spese condominiali, siamo ad un più 29%. E poi, dicevamo, il carrello della spesa che costa, infatti, il 29% in più rispetto a dieci anni fa, con rincari che raggiungono il 37% per il caffè, il 41% per le uova e il 45% per il burro. La verdura, ad esempio, ha subito un rincaro del 49%, il pesce del 41 e i formaggi del 32. E fuori dal supermercato non va meglio: ristoranti e bar costano il 31% in più, le prestazioni odontoiatriche il 20%, mentre palestre, piscine e corsi sportivi sono rincarati del 34%. “Tutti i candidati a sindaco promettono di affrontare il costo della vita a Milano concentrandosi quasi esclusivamente sulla questione abitativa. Ma non basta”, sottolinea Tomaso Greco, coordinatore di Spazio Pubblico in Lombardia.

“Ammesso che si riesca a riportare gli affitti entro la soglia del 30-35% dello stipendio considerata sostenibile, attraverso la costruzione o il recupero di un numero enorme di alloggi a canone accessibile, servirebbero comunque anni e risorse ingenti, che nessuno spiega davvero dove trovare. E anche raggiungendo questo obiettivo, resterebbero tutte le altre spese quotidiane, che continuano a crescere molto più rapidamente dei salari. Di questo passo, a Milano persino fare la spesa rischia di diventare un lusso”. “Il problema - prosegue Greco - è che continuiamo a discutere di come rendere Milano meno cara, senza affrontare la questione fondamentale: come fare in modo che i milanesi guadagnino di più. I minimi contrattuali sono gli stessi in tutta Italia, ma vivere a Milano costa molto più che altrove. Non possiamo pensare che la soluzione sia soltanto costruire case a prezzi accessibili, mentre tutto il resto diventa progressivamente fuori dalla portata di chi lavora”.

Come uscirne?

Come uscirne? La risposta è, interviene ancora Greco, “aprire una nuova stagione di contrattazione aziendale e territoriale, nella direzione prospettata anche da Cisl e Uil, per adeguare le retribuzioni alle condizioni economiche locali e recuperare il potere d’acquisto perduto. Non c’è alternativa a una contrattazione capace di riconoscere il maggiore costo della vita milanese e la maggior produttività del territorio e tradurli in salari più alti e più welfare. È questa la battaglia che vogliamo portare al centro della campagna elettorale. E oggi non è soltanto la proposta migliore in campo: è l’unica che affronta direttamente il problema degli stipendi, anziché limitarsi a inseguire l’aumento dei prezzi”.