Elephants

I dubbi sul Dna di Chiara Poggi: il cucchiaino, il prelievo. “Marino aveva il campione”

October 9, 2026

Garlasco (Pavia) – In un verbale del 4 settembre 2007, riemerso e citato ieri sera dal Tg1, si riferisce di “prelievo dal sangue della vittima quale campione biologico di confronto”.

Ma 19 anni dopo, il 10 settembre scorso, quando il tenente colonnello Alberto Marino del Ris è stato sentito ‘a sommarie informazioni’ dai pm Stefano Civardi e Valentina De Stefano, sostiene che “non ci fosse un campione di confronto acquisito ad hoc”. Tanto che per confrontare il Dna di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, l’allora consulente della Procura di Vigevano riferisce ora che fu usato il ”cucchiaino rinvenuto accanto ai cereali nel salotto della sala tv. L’analisi era funzionale ad un confronto con il Dna sui pedali della bicicletta di Stasi”. Il procuratore aggiunto Civardi chiede perché per il confronto non sia stato usato “del Dna prelevato in sede di esame autoptico”. “E forse non ce l’hanno mandato – risponde Marino, ribadendo – non c’era un campione di confronto della vittima”.

Oltre ai nuovi accertamenti sulle indagini del 2007, l’attenzione mediatica resta rivolta anche alle mosse della difesa del condannato Alberto Stasi in vista della preannunciata richiesta di revisione. Tre le carte dell’ultima discovery dell’inchiesta sull’indagato Andrea Sempio c’è anche una richiesta della difesa di Stasi alla Procura di Pavia per avere documentazione fotografica dei luminol test effettuati nel 2007, in particolare sulla Golf del loro assistito e su alcune componenti come le ‘pedanine poggia piedi’, forse un altro degli elementi su cui gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis stanno lavorando per chiedere la revisione della condanna.

Sembra invece non aver portato a risultati, almeno per quanto al momento noto, la richiesta avanzata dagli stessi legali di Stasi nell’agosto 2025, sul dispenser del sapone trovato nel bagno al piano terra di casa Poggi, per “disporre specifici accertamenti su questo reperto”.

Andrea Sempio e Alberto Stasi

Andrea Sempio e Alberto Stasi

Per il filone principale, quello sull’omicidio, i legali di Sempio hanno fatto sapere ieri che decideranno lunedì, in una riunione dello staff difensivo, quali e quante memorie di replica depositare ai pm: “Abbiamo tempo fino al 18 ottobre” dice l’avvocato Liborio Cataliotti. Ma il lavoro della difesa prosegue pure sulle intercettazioni. “No ma io non avevo chiavette”, dice Andrea Sempio rispondendo a una domanda del padre, “alzando la voce come alterato”. L’intercettazione è tra quelle ritenute “rilevanti” nell’informativa dei carabinieri di Milano sulle captazioni ambientali disposte dalla Procura di Brescia per la presunta corruzione nel 2017, fascicolo tornato alla Procura pavese dopo l’archiviazione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti.

È il 12 novembre 2025, poco dopo mezzogiorno, nella casa della famiglia Sempio, dove ci sono sia Andrea che il padre Giuseppe (indagato per la presunta corruzione), insieme a Daniela Ferrari (madre del primo e moglie del secondo). Prima”commentano le notizie inerenti la vicenda giudiziaria”, riferiscono i carabinieri nella sintesi della trascrizione: “Il padre chiede ad Andrea di una chiavetta che non ricorda se fosse del pc o altro. La reazione di Andrea è spropositata, alzando nervosamente la voce verso il padre e chiudendo la questione”.

Per i carabinieri l’intercettazione”è molto interessante in relazione al profilo del movente e all’intercettazione 1151”, quella già nota dalla prima chiusura indagini del 7 maggio, il soliloquio del 14 aprile 2025 in cui l’indagato, secondo l’accusa, ammetterebbe di essere stato in possesso del video intimo della vittima col fidanzato. Un collegamento con le parole “quel video... e io ce l’ho... (voce bassa, ndr)... dentro la penna”, interpretate però diversamente dalla difesa di Sempio come un commento a una teoria accusatoria avanzata da altri. A

nche la rilevanza di queste ultime intercettazioni è ora al vaglio dei legali dell’indagato, con l’avvocata Angela Taccia, che assiste Sempio col collega Cataliotti, che deve tornare ancora in Tribunale a Pavia per ascoltare tutte le intercettazioni, non solo quelle trascritte, per “capire meglio il contesto umano”. Forse anche se l’alterazione rilevata dai carabinieri potesse essere legata ad altro piuttosto che alle ‘chiavette’.