BOLOGNA- Poche parole, molta sostanza e il palco gestito come una band che sa quello che fa. A volerlo riassumere in due frasi, il live dei Fontaines D.C. di ieri sera all’Unipol Arena, unica data italiana e già sold out da tempo, sarebbe sostanzialmente questo. Il concerto parte guadagnandosi subito il favore del pubblico con la citazione delle note di “Se telefonando” (nell’interpretazione di Mina). E con Grian Chatten che fa il suo ingresso commentando, in italiano, “bella voce”. L’inizio è forse un po’ calmo ma ila performance prende subito vigore e a ‘Boys in the Better Land’ è già robusta.
La t-shirt “Dublin Vision”, i brani di Dopamine Chamber, l’energia
Il frontman, con addosso una t-shirt che non lascia dubbi sulle origini della band (c’è scritto Dublin Vision), guida il gruppo e il pubblico con maestria verso ‘Jackie Down the Line’. I due Conor (Curley alla chitarra, Deegan al basso) e Carlos O’Connel (altra chitarra e tastiere) cantano con Chatten e Tom Coll pesta sulla batteria. I Fontaines D.C alternano brani ‘must’ e alcuni un po’ più ‘dark’ del nuovo album (“Dopamine Chamber” uscito lo scorso 16 ottobre), ma quando arriva ‘In the modern world’ il parterre è a mille e dalla platea spunta una bandiera dell’Irlanda.
Lo slogan “Free Palestine”, e il pubblico risponde
Chatten canta, ringrazia e non fa tante presentazioni. A un certo punto però lancia uno slogan caro alla band, “Free Palestine”. I fan rispondono. Quanto arriva Starbuster, ultimo pezzo prima della pausa, l’arena è caldissima. Per invitare la band a rientrare sul palco per il bis, il pubblico inizia a scandire “Siamo tutti antifascisti”. Ultimi quattro pezzi, tra cui “I love you” e il concerto si chiude, coi colori della bandiera irlandese sullo sfondo. Per chi li aveva già visti l’anno scorso a Bologna o a Roma, si tratta di una conferma. Chi invece li ha persi, ha due nuove occasioni la prossima estate: il 18 giugno a Rock in Roma e il 19 giugno agli High Days di Milano.